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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: La strada per Itaca

di Ben Pastorvenduto

Sellerio – Pagg. 334 – € 15,00 (lo vendo ad € 7,00 + spese spedizione)

La strada per Itaca

Trama: Unione Sovietica, tarda primavera del 1941. A Mosca si vive un’atmosfera surreale, i tedeschi si accingono a invadere il Paese, ciononostante il patto Molotov-Ribbentrop è ancora in vigore. Da qui un vero e proprio vortice di ipocrisie diplomatiche: si finge di andare d’amore e d’accordo, e intanto si affilano le sciabole.

E’ proprio per assecondare questo grottesco valzer di inganni che a Martin Bora, distaccato presso l’ambasciata del Reich a Mosca, viene affidata una missione a dir poco curiosa: dovrà recarsi a Creta e prelevare alcune casse di un prezioso vino locale, che poi verranno graziosamente donate a Lavrentij Berija, il potentissimo capo della polizia segreta staliniana, brutale e spietato inquisitore.

Appena sbarcato sull’isola, gli ordini cambiano drasticamente. Non solo dovrà procurarsi il vino, ma anche fare luce su un caso criminale che rischia di mettere in imbarazzo il Terzo Reich con la Confederazione Elvetica.

Infatti, un ricco possidente svizzero (per di più in rapporti di stretta amicizia con Himmler e Goring) è stato brutalmente assassinato assieme alla sua servitù: responsabile del massacro, in apparenza, un plotone di paracadutisti tedeschi dal grilletto troppo facile.

A complicare l’indagine di Bora il fatto che il presunto colpevole – proletario ex SA e nazista convinto – è una vecchia e non gradita conoscenza di Bora che deve inoltre reggere all’impatto con una cultura e un territorio che, a dispetto della sua formazione classica, non soltanto gli sono alieni e ostili, ma lo costringono a rivisitare alcuni luoghi oscuri della sua adolescenza.

Il tempo a disposizione è di pochi giorni appena e Bora, novello Teseo, deve individuare l’autentico movente della strage, deve fare in modo che l’accaduto non esploda in un fragoroso caso diplomatico.

Letto da: Paolo

Opinione personale: Sono un appassionato lettore delle indagini di Martin Bora, tuttavia non tutti i libri che ho letto mi sono piaciuti.

Tralasciando l’eccellente racconto Il giaciglio d’acciaio, ritengo che questo libro sia uno dei migliori fra quelli letti finora, forse il migliore.

Di Bora ho scritto parecchio (vedi sotto) e non intendo ripetermi all’infinito, tuttavia anche se siamo solo nel 1940, Martin ha già conosciuto la guerra, dapprima in Spagna da giovane idealista volontario e poi la Polonia da militare di carriera.

Oltre alla guerra, che di certo non sconvolge uno che ha scelto la carriera militare, ha però conosciuto quella violenza aggiuntiva, mirata, che non riconosce onore ed umanità, tipica della guerra nazista.

E l’etica di Bora è messa quotidianamente alla prova, tanto più in questo caso dove fra i sospettati ci sono gli uomini comandati da un suo compagno di giochi giovanili.

Ancora una volta Bora riesce a dipanare la matassa, dopo aver corso dei rischi e dopo aver dovuto modificare i suoi giudizi iniziali su alcuni dei personaggi coinvolti; di Martin mi piace il fatto che si ponga molte domande, anche esterne alle indagini, e cerchi le risposte, anche se scomode e che talvolta lo costringono a rivedere le sue posizioni.

della stessa autrice ho letto:Il giaciglio d’acciaio (vedi: Un Natale in giallo) – Luna Bugiarda Il Signore delle cento ossa Lumen La canzone del cavaliere

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Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2015 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , .
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