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Zafferano dell’Aquila, l’oro da salvare

lente alimentiin sintesi un interessante articolo di Federico Formica che puoi leggere integralmente cliccando sul link in calce

Com’è possibile che una coltura tipica tramandata da secoli, di qualità e ricercatissima sul mercato sia sull’orlo dell’estinzione?

È possibile se, per pochi grammi del prodotto in questione, sono necessarie ore di lavoro sui campi e altrettante a tavolino per estrarre tre preziosissimi filamenti rosso scarlatto. Un rischio ancora più concreto se sull’area di produzione aleggia il fantasma dello spopolamento.

Può sembrare un destino avverso, eppure lo zafferano dell’Aquila DOP ha anche molti amici, che non solo continuano a coltivarlo ma cercano di “arruolare” nuovi giovani agricoltori.

Il Crocus Sativus non è infatti un fiore facile da coltivare e per ottenere un solo chilo della preziosa spezia occorrono circa 200.000 fiori e 500 ore di lavoro.

Se la qualità dello zafferano aquilano è rimasta inalterata, lo stesso non si può dire per la quantità visto che la produzione si è ridotta di un terzo nel giro di dieci anni.

Tra poco tempo una tradizione di secoli potrebbe interrompersi. Gli agricoltori che oggi hanno 50-60 anni non verranno sostituiti dai propri figli.

Il ricambio generazionale non c’è e la provincia aquilana – come tante altre del nostro Paese – sta perdendo i suoi giovani, alla ricerca di lavoro nella vicina Roma, che dista poco più di cento chilometri, e non solo….

lettura integrale QUI: Zafferano dell’Aquila, l’oro da salvare – Speciale – Food 2014 – nationalgeographic

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Fonte: unavignettadipv.it

3 commenti su “Zafferano dell’Aquila, l’oro da salvare

  1. CrocuSativus
    27 novembre 2015

    Noi stiamo provando a rilanciare la coltura dello Zafferano nella provincia di Cuneo.

  2. IlPrincipeBrutto
    4 novembre 2015

    Qualche tempo fa tre ragazzi avevano cominciato a coltivare una varieta’ di zafferano sulle alture dietro Genova.
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    http://www.zafferanorosso.it
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    Sono posti che conosco piuttosto bene, avendoli frequentati parecchio in gioventu’; come parecchi altri paesi dell’entroterra, la popolazione residente e’ in calo, e molte delle ‘fasce’ che una volta erano coltivate adesso sono perse sotto uno spesso strato di rovi e prugni selvatici.
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    Purtroppo il sito non e’ aggiornato da parecchio tempo, non so se per mancanza di tempo o per motivi piu’ drastici.
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    sicuri si diventa, Ride Safe.

  3. Poppea
    4 novembre 2015

    Mi dispiace per la nostra”industria” anche se non amo lo zafferano

I commenti sono chiusi.

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