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Parole italiane e inglesi: una conclusione (provvisoria) in 12 punti

Un articolo molto interessante che mi ha segnalato mia sorella*, in prima linea nella battaglia contro l’abuso (non l’uso) dei termini inglesi

* Mia sorella parla 4 lingue e Londra è la sua seconda casa e quindi non si tratta di idiosincrasia verso l’inglese, come scioccamente ha detto chi ci ha accusati di fare una “polemica datata” ed infatti in un altro articolo di NeU si può leggere che:

Fra le persone più infastidite ce ne sono molte che conoscono l’inglese bene, o che sono di madrelingua inglese, o che vivono all’estero.

Commenta Petra Johansson: sono “quasi” madrelingua inglese. Vivo da pochi anni in Italia e non ho mai visto tante cose scritte in inglese senza nessuna necessità e in tutti gli ambienti… e soprattutto in un modo spesso completamente sbagliato, e quindi mi chiedo per chi questo inglese è scritto, visto che molti italiani hanno una conoscenza dell’inglese più o meno limitata e che per i madrelingua inglesi queste parole spesso non vogliono dire niente.

dillo in italiano

Parole italiane e inglesi: una conclusione (provvisoria) in 12 punti

Pubblico su NeU una lista di parole inglesi comunemente usate che, mi sembra, avrebbero efficaci corrispondenti in italiano.

La lista gira molto in rete e immagino che l’abbiate intercettata, anche perché viene ripresa sul sito del Corriere della Sera. Poi, esce perfino dai confini nazionali: ne parlano il quotidiano inglese The Independent e il programma Today della BBC Radio 4 (qui il podcast. Da 1:50 circa). 

La lista è ovviamente integrabile e migliorabile (la definisco “definitiva” solo per rassicurare i lettori di NeU che non continuerò a pubblicare una nuova edizione alla settimana).

E (lo ripeto ancora una volta) non sto mettendo in discussione i prestiti di necessità come mouse, tram, toast, e non sto certo suggerendo di dire, invece, selezionatore video, tramvai o tosto.

Però, santa polenta, è una questione di misura: una parola inglese all’interno di un discorso in buon italiano non fa male a nessuno, ma dire “facciamo asap un meeting per il fine tuning del client service” non è più comodo o preciso (e suona più pretenzioso o strano) che dire “facciamo al più presto una riunione per mettere a punto il servizio clienti”.

Si risparmia tempo con l’itanglese?

Neanche tanto: una prova spannometrica col cronometro mi dice che sono 4,17 secondi (il meeting) contro 4,49 secondi (la riunione). Poco più di tre decimi di secondo risparmiati.

CHE COSA MI SEMBRA DI AVER CAPITO

1) Il tema dell’itanglese è molto sentito, e non solo da uno sparuto gruppetto di grammar nazi.

Continua la lettura qui: Parole italiane e inglesi: una conclusione (provvisoria) in 12 punti

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