E’ una lettura interessante questo articolo de Il Fatto Alimentare; i consumatori abituati a leggere le etichette saranno già a conoscenza del fatto che in molti prodotti di tartufo se ne trova giusto l’aroma, per di più estratto in laboratorio, ma è interessante conoscere i dettagli.
Degno di nota questo passaggio: “Leggendo attentamente le etichette di questi vasetti, si nota che la percentuale di tartufo è davvero limitata, quasi nulla. Nella maggior parte dei casi la quantità del tartufo è dello 0,5% sul peso totale. Questi piccoli quantitativi consentono ai produttori l’utilizzo dell’immagine del tartufo sulla confezione, rendendo il prodotto molto più attraente.”
L’aroma naturale del tartufo è formato da tantissime componenti, che non si trovano nella maggior parte del prodotti esposti sugli scaffali dei supermercati che invece utilizzano un aroma ottenuto in laboratorio per via sintetica.
In laboratorio viene selezionata solo una delle componenti dell’aroma naturale, il cosiddetto “aroma d’impatto”, in grado di conferire al preparato un profumo e un sapore che imitano quello naturale.
A rendere il tutto molto semplice, c’è un quadro legislativo di riferimento con alcune zone d’ombra che non aiuta certo il consumatore a capire cosa sta acquistando….
continua la lettura qui: Tartufo: come difendere il portafogli dall’aroma di sintesi
Io c’ho er tartufaro mio in umbria