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Se l’aceto balsamico IGP Modena è fatto (anche) con mosto straniero…

Leggendo questo articolo del Corriere, una volta di più mi sono chiesto a che cosa serva indicare l‘Indicazione Geografica Protetta se poi il prodotto non è realizzato con materie Geograficamente ben localizzate.

Capiamoci, non che la cosa in sè mi stupisca, dato che ben conosco il caso citato nell’articolo circa la Bresaola IGP della Valtellina, prodotta (anche) con carne congelata di zebù, un incrocio di bovino con la gobba che arriva dal Sudamerica.

Mi sono recato sul sito del Consorzio Tutela Aceto Balsamico IGP di Modena e questo è quello che si legge circa la provenienza della materia prima:

Aceto (5)Sono poi andato sul sito di un produttore ed anche qui si parla di mosto d’uva garantito 100% italiano.

Aceto (1)

Se non fosse poi che lo stesso produttore racconta una storia diversa:

Aceto (2)Prima che i soliti disinformati gridino alla truffa o alla frode commerciale, c’è da precisare che per il prodotto IGP:

…il legame con il territorio è presente in almeno uno degli stadi della produzione, della trasformazione o dell’elaborazione del prodotto.

Inoltre, il prodotto gode di una certa fama. I.G.P. designa, un prodotto originario della Regione/Paese, le cui qualità/reputazioni/caratteristiche possono essere ricondotte all’origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione avvengono nell’area delimitata (ciò significa che almeno una fase della produzione deve avvenire nella zona individuata). (Art. 2 del Regolamento CE n. 510/06 del 20 marzo 2006).

Questa la norma, che poi la stessa sia accettabile è un altro paio di maniche, per quel che mi riguarda.

Così come per la Bresaola IGP anche in questo caso il Consorzio, difende l’utilizzo di mosti di provenienza estera e/o non regionale, in quanto non vietati dai disciplinari.

Aceto (3)

Leggo che il solo mosto modenese non basterebbe per produrre tutto l’aceto balsamico IGP richiesto.

Forse i consumatori non comprerebbero tutto questo aceto IGP se sapessero che è modenese solo in parte, ma in ogni caso vien da chiedersi se, trattandosi di un prodotto tipico dell’eccellenza alimentare italiana, non sia fattibile produrne meno e di conseguenza farlo pagare di più.

E finalmente arriva un’ammissione circa la mancata trasparenza dell’etichetta che non permette al consumatore di conoscere l’origine della materia prima:

Aceto (4)

 

4 commenti su “Se l’aceto balsamico IGP Modena è fatto (anche) con mosto straniero…

  1. Ale
    30 giugno 2016

    Solo due cose:
    – c’e’ un errore nel titolo: IGO anziche’ IGP
    – attenzione a non confondere il semplice l’Aceto Balsamico IGP con l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e il fratello Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP. Mentre nei prodotti IGP basta una sola lavorazione all’interno dell’area geografica, per i prodotti DOP tutte le lavorazioni devono avvenire all’interno dell’area geografica di riferimento. Se si vuole un aceto balsamico prodotto con materia prima esclusivamente italiana (anzi’ esclusivamente modenese o reggiana) bisogna scegliere quello tradizionale, se lo si trova fuori dalla zona di produzione.

    Ciao
    Ale

    • paoblog
      30 giugno 2016

      per il refuso ti ringrazio ..

      per il resto, vedi bene che nel post ho evidenziato il passaggio “I.G.P. designa, un prodotto originario della Regione/Paese, le cui qualità/reputazioni/caratteristiche possono essere ricondotte all’origine geografica e la cui produzione e/o trasformazione avvengono nell’area delimitata” ed anche le affermazioni del Consorzio circa la differenza tra DOP ed IGP …

      Dopo di che è stato citato il Consorzio balsamico IGP con la schermata iniziale circa l’origine del prodooto, in parte smentita dalle affermazioni successive di un produttore e suffragate da altre che trovi nell’articolo che ha ispirato il post.

  2. Ale
    30 giugno 2016

    Hai ragione, quello che intendevo e’ che parlare di prodotto tipico dell’eccellenza italiana per l’Aceto Balsamico IGP e’ forse un po’ eccessivo, trattandosi di un prodotto “industriale”.

    Discorso diverso per l’Aceto Balsamico Tradizionale DOP: fatto a manina da appassionati come passatempo (e mai termine fu piu’ appropriato). Se non l’hai mai fatto vai a visitare un’acetaia (Reggio o Modena poca differenza fa): e’ affascinante ascoltare il produttore che parla delle sue botticelle come fossero figli (di solito sotto lo sguardo geloso del partner che ritiene di meritare lui le cure che l’altro dedica all’aceto) e dopo la visita e’ facile che ci scappi la degustazione dell’aceto di 12 o 25 anni su Parmigiano Reggiano magari di 36 o piu’ mesi.

    Ciao
    Alessio

    PS: No, non produco aceto, non abito in zona e non ho spazio per la decina (o piu’) di botticelle necessarie.

    • paoblog
      30 giugno 2016

      sul PS diversamente da tanti, non faccio “dietrologia a prescindere” … 🙂

      circa il prodotto d’eccellenza concordo, probabilmente mi sono fatto “prendere la mano” 😉 anche se vien da chiedersi se non sia possibile, utilizzando materie prime locali, selezionate, offrire un prodotto +/- industriale ma che riesca a non svilire il prodotto d’eccellenza cui si ispira.

      D’altro canto, una volta di più, sarebbe sufficiente maggior chiarezza e trasparenza (vedi etichette) per far si che i consumatori capiscano che cosa comprano.

      Io non amo l’aceto a prescindere ed il balsamico solo a piccole dosi e “ben mirato” tuttavia sono il primo, così come per l’olio extravergine, a sapere che spesso il prezzo più alto non è indice di altissima qualità, ma sicuramente se il prezzo è troppo basso qualcosa vorrà dire …

      dopo di che uno vuole, che prenda l’extravergine a 3 € al litro oppure il balsamico a 6 €/250 ml, purchè sappia cosa sta facendo…

I commenti sono chiusi.

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