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Quando le “nostre” specialità Igp sono prodotte con materia prima straniera…

Quello che leggo in questo articolo de Il Salvagente (che copio in sintesi) mi interessa molto; prendo atto che le normative in vigore permettono di produrre alimenti marcati I.G.P. (Indicazione Geografica Tipica) con materie prime che arrivano da altri Paesi, tuttavia mi sembra una norma assurda.

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Spendere di più ma portarsi a casa un formaggio Dop, un salume Igp, e un vino docg, è una risposta comprensibile all’ansia di finire col mangiare qualcosa di poco sano e rischioso per la propria salute.Il comune pensiero è che un prodotto a denominazione protetta dia maggiori garanzie, quantomeno sull’origine geografica dello stesso.

Ma semplicemente non è vero, come spiega l’inchiesta che il settimanale il Salvagente pubblica nel numero in edicola da oggi, e in vendita in versione sfogliabile e pdf (numero 14/2013) nel nostro negozio on line.

Lo speck altoatesino a indicazione geografica protetta viene prodotto con carne provenienti da aziende “prevalentemente germaniche, austriache, italiane, olandesi e danesi”, secondo quanto assicurato dallo stesso consorzio.

Com’è possibile?

La risposta è semplice. Al contrario di quanto comunemente si potrebbe pensare, un prodotto può essere etichettato come Igp anche se solo una parte del suo processo produttivo viene realizzato nella zona geografica tradizionale.

Nel caso dello speck, ad esempio, basta procedere all’affumicamento della carne in Alto Adige, per poterlo fregiare dell’etichetta a “indicazione geografica tipica”.

Un altro caso eclatante, riguarda la bresaola Igp della Valtellina, prodotta quasi esclusivamente con carne di zebù, un bovino sudamericano, proveniente da Brasile e Uruguay.

Quando nel 2008 si tentò di imporre che le carni usate per la bresaola fossero quantomeno provenienti dal territorio italiano, lo stesso consorzio alzò gli scudi, e il presidente dell’Uniceb, l’unione degli importatori di carne, Renzo Fossato, si rivolse all’allora ministro dell’agricoltura, Paolo De Castro, sostenendo che “senza la carne brasiliana noi non produrremo più la bresaola”, per una questione di costi.

Il punto è che per una questione di trasparenza, il consumatore dovrebbe essere consapevole dell’origine reale di un prodotto, spiegano dal settimanale dei consumatori.

Qualche esempio integrativo:

Mortadella Bologna Igp > la normativa prevede che il salume possa essere prodotto anche in Piemonte, Lombardia, Veneto, Provincia di Trento, Toscana, Marche e Lazio.

Aceto Balsamico di Modena Igp >  Quello che si compra al supermercato a pochi euro non è in realtà il vero aceto balsamico di Modena. Anche perché quello vero costa mediamente 400 euro al litro. La differenza sta nell’aggettivo “tradizionale”. Il vero aceto balsamico di Modena è un prodotto Dop e deve essere prodotto a Modena o Reggio Emilia, con un’invecchiatura di almeno12 anni. L’aceto balsamico di Modena Igp, quello comunemente venduto nei supermercati. Questo è fatto con mosto ridotto, a cui viene aggiunto aceto di vino e caramello.

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