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Donne & Pubblicità: è necessario cambiare mentalità

Alcuni giorni fa in azienda ho ricevuto una rivista che tratta di articoli tecnici, ferramenta e via dicendo; non è di mio interesse e normalmente la cestino, ma ieri ho deciso di sfogliarla e mi è subito saltata all’occhio questa pubblicità:

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L’uso distorto delle donne e della loro immagine (ma anche degli uomini, seppur in modo minore) nelle pubblicità è cosa nota, di certo non ho scoperto l’acqua calda, tuttavia così come è vero che questa foto ha attirato la mia attenzione, è altresì vero che non l’ha fatto per i motivi ipotizzati dal creativo che ha ideato la pubblicità (ma anche del committente che l’ha approvata); vederla e pensare: ma che c’entra? è stato istantaneo.

Capiamoci, esempi distorti dell’uso del corpo femminile nelle pubblicità li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno e per molti il problema non c’è, tuttavia mi aggancio allo slogan del manifesto firmato dalla Presidenza del consiglio dei ministri per la giornata del 25 novembre 2009: Rispetta le donne, rispetta il mondo ed i fatti della cronaca quotidiana attestano, se mai ce ne fosse bisogno, che manca il Rispetto e non solo quello.

Il messaggio che deve passare è che la donna non è una cosa, un oggetto, ma una Persona; sembra un’ovvietà, ma i comportamenti e gli atteggiamenti, anche solo verbali, di molti, ci fanno capire che la percezione è ben diversa: l’uomo (l’omuncolo per quel che mi riguarda) si pone al centro del mondo e sono le sue esigenze, le sue voglie a dettare legge e quindi nasce la prevaricazione sull’altro, in questo caso sulle donne, ma il discorso si può benissimo allargare, passando dai bambini ed arrivando agli anziani.

Ognuno di noi può assumere il ruolo di vittima e di carnefice, ed il porsi in un ruolo piuttosto che nell’altro ritengo che passi anche dalla consapevolezza di sè (vittime) e dalla percezione dell’altro (carnefici) e, per entrambi, dall’educazione affettiva, sentimentale, nel modo di approcciare la vita.

E pubblicità intelligenti, che spesso sono presenti sotto diverse forme, nel corso della giornata, potrebbero aiutare a percepire le cose nei giusti modi.

Torniamo alla rivista di cui sopra. Vista la prima pubblicità, ho continuato a sfogliarla per trovare altre pubblicità sullo stesso tenore (vedi immagini in calce).

Se come Persona queste pubblicità mi disturbano, come Consumatore mi fanno arrabbiare, perchè attestano che i pubblicitari (e le aziende) ci percepiscono (a ragione?) come dei fessi ai quali basta far vedere una donna seminuda o ammiccante per attirarci verso il prodotto.

Ma ti pare che acquisti il trapano X o Y perchè nella pubblicità ci metti una donna piuttosto che, come sarebbe logico, l’immagine di un operaio al lavoro?

Se questa quindi è la vs. idea, sappiate che siamo incompatibili. 😉

Una nota a margine. Qui parlo dell’immagine della donna, tuttavia c’è da dire anche sul modello o calciatore perennemente in mutande per pubblicizzare qualsiasi cosa.

Senza dimenticare i vari attori emergenti, che dopo un’ottima interpretazione (ovvero sono Bravi) rientrano di diritto nella classifica dei 100 più sexy del pianeta (come se uno non bello non possa essere bravo a recitare) e quindi acquisiscono il diritto di pubblicizzare il profumo. Sarà.

Però poi può capitarti di leggere un’intervista ad uno di questi e scoprire che fino ad oggi non ha mai usato nessun profumo, e che solo ora che è diventato l’Uomo immagine di XY, non ne può fare a meno.

Pecunia non olet, per l’appunto… 😉

Vediamo ora le perle pubblicitarie pescate ieri nella rivista di ferramenta, sicuramente meno vergognose della prima, ma tuttavia tutte fuori constesto.

E notare che “tre su quattro” si riferiscono alla stessa azienda, il che la dice lunga sul fatto che non sia uno scivolone, madi una politica pubblitaria precisa.

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Per il futuro mi aspetto un aitante dottore con camice e stetoscopio che pubblicizza, chessò, un ammorbidente. Che c’entra? E che c’entra l’infermierina sexy con degli utensili professionali?

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4 commenti su “Donne & Pubblicità: è necessario cambiare mentalità

  1. Daniela Moscardini
    30 maggio 2013

    Assolutamente d’accordo.

    Quel che mi ferisce maggiormente è che pochi (uomini o donne che siano) esercitino il senso critico, si arrabbino, insomma reagiscano di fronte a quelle che, giustamente, indichi come “forme di prevaricazione” ; che ci sia, insomma, una forma di rassegnazione passiva, che si sia un poco abituati e, nonostante tutti i bei discorsoni, si lasci correre e si passi oltre.

    O forse, peggio ancora, che certe pubblicità trovino terreno fertile e sortiscano l’effetto (voluto) di attirare il consumatore verso il prodotto.

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