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Bankitalia dixit ovvero a proposito delle politiche sul lavoro…

mi scrive Il Principe Brutto, un affezionato lettore del Blog, per segnalare questo articolo (i commenti sono suoi) sulle politiche del lavoro in Italia:

Mi permetto di segnalarti questo articolo, sono dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia:

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A me sembrano importanti in particolari questi due passaggi:

>> Il futuro dell’occupazione nel nostro Paese «resta difficile», ha spiegato Visco. E la colpa va attribuita all’incapacità dell’Italia e delle sue imprese di innovare, anche a causa dei disincentivi a investire in capitale umano.

«L’innovazione crea nuovi lavori – ha sostenuto il Governatore – ma senza creare le condizioni per fare quei lavori, rischiamo una disoccupazione di massa in un tempo di transizione che non sarà così breve».

>> serve un investimento sul capitale umano che in Italia non è avvenuto. E qui Visco ha puntato il dito contro l’interpretazione nostrana della flessibilità del lavoro: «Alle imprese non è convenuto investire su quelli che più sanno».

«Uno dei maggiori disincentivi a investire» deriva a suo avviso «dal modo in cui abbiamo reso flessibile il mondo del lavoro: per una piccola impresa che non aveva possibilità di fare investimenti è convenuto assumere con contratti part-time e precari giovani pagati poco per fare le stesse cose che facevano gli anziani».

Mi sembra una sconfessione clamorosa delle politiche del lavoro degli ultimi trent’anni, cominciate con Treu (o se vogliamo con l’abolizione della scala mobile) e poi accelerate dai governi di Monti (prima) e Renzi (adesso).

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Per una piccola azienda, la vera impresa è sopravvivere… (allo Stato)/1

Per una piccola azienda, la vera impresa è sopravvivere… (allo Stato)/2

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