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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Avviare un’attività con un pò di rischio ed un pò di fiuto? Non farlo…

TasseIeri due post sul costi della burocrazia e sull’ottusità dello Stato che sfocia in incapacità totale di gestire il sistema con conseguente perdita di denaro, aumento di costi e, va da sè, di perdita di competività.

I governanti, che siano tecnici o politici (il colore non conta), quando parlano del mondo del lavoro,  di rischio d’impresa, (quello altrui) di imprenditori (grandi e piccoli) che devono investire, creare posti di lavoro, e via dicendo.

Poi però si dimenticano di parlare della tutela che non c’è quando i clienti non ti pagano, dimenticano molte cose

Oggi pubblico lo sfogo di un amico in merito all’attività di sua moglie che nel 2012 ha commesso l’errore di approfittare di un’ottima occasione che le permetteva di ampliare l’attività lavorativa:

Ti avevo accennato qualche tempo fa del Centro estetico acquistato nel 2012 da mia moglie. La titolare del negozio, per non chiudere il centro, lo avrebbe venduto ad un prezzo inferiore al suo valore e chiedeva 45.000 €; mia moglie aveva fiutato l’affare, ma le fece una proposta da 20.000 € ed a questa cifra concludemmo l’affare.

 Ora ci è arrivata una sanzione dall’Agenzia delle Entrate per delle incongruenze sull’acquisto. Secondo loro infatti, l’attività non poteva essere venduta a quella cifra, perché in base agli Studi di settore** questo negozio valeva di più, la valutazione fatta da loro è superiore ai 45.000 € richiesti inizialmente dalla titolare del negozio e di conseguenza la sanzione è sulla differenza tra quello pagato e quello calcolato da loro.

Cosa pensano che i soldi, che per loro non sono stati dichiarati, siano stati dati in nero? Magari ne avessimo così tanti sotto il materasso. E se questa ragazza avesse voluto regalarmelo, cosa sarebbe successo?

Mi sembra che ci sia troppo accanimento nei confronti dei cittadini onesti che pagano tutto anche tasse inutili, rispettano le scadenze,  senza fare una piega, nonostante in questi anni gli incassi siano calati.

Adesso cosa si fa, facciamo ricorso e magari riusciamo a non pagare, rischiando di far parte di quelle aziende che poi vengono tartassate e controllate per ogni virgola oppure paghiamo? Va a finire che converrà pagare….

Caro Paolo come tu dici, siamo la “Repubblica delle banane”

** Nota di Paoblog: apro una parentesi ovvero gli Studi valutano l’attività più di quanto l’aveva valutata inizialmente la stessa proprietaria e quindi si cade nuovamente nella solita trappola tipica degli Studi di settore che fanno valutazioni basate su parametri irreali. Tralasciamo poi il fatto che uno possa anche avere bisogno di realizzare con urgenza dei soldi e quindi svenda un bene, (della serie: pochi, maledetti e subito).

Mesi fa mi ha chiamato il commercialista per segnalarmi che, una volta di più non siamo conformi a quanto previsto dagli Studi di Settore che, è risaputo, non sono quasi mai realistici, ed infatti quasi la totalità dei suoi clienti ha ricevuto la stessa telefonata.

Tenete presente che il commercialista è perito nel Tribunale civile e penale di Milano, per cui si tratta di una persona che sa quel che fa e quel che dice.

Ed infatti mi informava, quale magra consolazione, che non solo gli Studi di Settore sono basati su parametri errati, ma non sono stati aggiornati tenendo presente della crisi in atto e, quindi, della fortissima contrazione del fatturato.

Se negli anni precedenti al 2009 non eravamo conformi, come possiamo esserlo adesso con un calo del fatturato del 50%?

Appunto, si tratta di un ragionamento che capirebbe anche un bambino dell’asilo, ma non l’Agenzia delle Entrate.

Chiariamoci, il mio discorso non è applicabile a quei gioiellieri che dichiarano 10.000 € all’anno e poi girano in Porsche ed hanno 3 o 4 appartamenti.

Io comunque l’appartamento non ce l’ho e giro con una Toyota del 2004 (167.000 km) ed una Smart del 2007 (99.000 km.)

2 commenti su “Avviare un’attività con un pò di rischio ed un pò di fiuto? Non farlo…

  1. Poppea
    16 gennaio 2014

    Quello che infatti dovrebbero controllare è il tenore di vita. Il marito di un’amica ha la passione per la barca che comperò usata anni fa per 10.000 euro.

    Non ti dico le tasse, però non valutano che in una famiglia di 5 persone si gira con una ford fiesta di dodici anni.

    Hanno rinunciato all’auto in favore della barca ma vai a spiegarglielo…

  2. Pingback: Fatture e scontrini: in Italia poca voglia di pagare le tasse | Paoblog

I commenti sono chiusi.

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