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Influenza aviaria: abbattuti 50.000 capi, ma nessun pericolo dal consumo di carne e uova

Un articolo che leggo su Il Fatto Alimentare del quale consiglio la lettura integrale, in modo da avere tutte le informazioni del caso e poter quindi smontare da subito ad eventuali allarmismi come successe nel 2005 quando, come spiegano nell’articolo e ricordate che le notizie inesatte se non false, fanno danni alle aziende ed i primi a pagare sono i lavoratori:

quando scoppiò nel 2005 l’epidemia di influenza A H5N1 il Ministero della Salute e i media gestirono le notizie provenienti dall’Asia in modo allarmistico.

L’allarmismo ha generato il panico tra i consumatori non supportato da alcun dato scientifico ed epidemiologico. La vicenda si chiuse dopo diversi mesi con un bilancio incredibile: in Italia, infatti, non morì neanche un pollo per l’influenza.

In compenso il settore avicolo fu sconvolto perché molti consumatori avevano smesso di mangiare carne di pollo e tacchino.

A proposito di bufale alimentari e notizie inesatte, approfondisci qui.

 

lente alimenti

Due focolai di influenza aviaria sono stati individuati nell’arco di 15 giorni in provincia di Ferrara.

Tra i vari ceppi che caratterizzano l’influenza aviaria questo è considerato ad alta patogenicità.

>> Quando si parla di ceppi ad alta e bassa patogenicità si fa riferimento alla gravità dei sintomi mostrati dagli animali.

Va inoltre ricordato che non è possibile contrarre la malattia consumando carne di pollo o tacchino oppure uova.

Secondo le analisi effettuate dall’IZSVe, classificato come centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria, il virus è stato trasmesso da uccelli selvatici infetti giunti nel primo allevamento.

lettura integrale qui: Influenza aviaria: 2 focolai nel ferrrarese 50mila capi abbattuti

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