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Senza glutine, ma a che prezzo: così ti spenno il celiaco

in sintesi un articolo che leggo su Il Salvagente

Gli alimenti senza glutine sono la cura per i 136mila italiani celiaci, intolleranti alla proteina presente nel frumento, nella segale e nell’orzo. Una “cura” ormai nota e prodotta da molte aziende. E tuttavia ancora proposta a prezzi da capogiro. In cambio di quale qualità?

È questa la domanda che si è fatta il settimanale Salvagente in edicola  (acquistabile on line da subito) per un viaggio nel mondo degli alimenti per celiaci, condotto confrontando gli ingredienti di 18 confezioni acquistate tanto nei supermercati che nei negozi biologici e nelle farmacie.

Per questa categoria di alimenti dietetici, l’assenza di glutine è il primo parametro di qualità. Le aziende devono garantirlo, ma la fiducia non basta. Ai controlli interni alla filiera di produzione si sommano quelli condotti dall’Associazione italiana celiachiai.

Ogni anno, l’Aic campiona 300-400 prodotti e li analizza. La soglia limite alla contaminazione è di 20 ppm (parti per milione) di glutine. E raramente capita di vederla superata.

“Sulla produzione industriale si può essere tranquilli”, dice al Salvagente Susanna Neuhold, responsabile della sicurezza degli alimenti in Aic. “Il problema è la ristorazione, dove non mancano errori grossolani”.

Tolto di mezzo il glutine restano gli altri ingredienti. E proprio quelli sono finiti nella nostra comparazione tra 18 prodotti da forno, acquistati nei tre canali: la Gdo, un negozio Naturasì, specializzato in prodotti biologici, e le farmacie, canale di vendita preferito dalle aziende, dove i clienti-pazienti pagano consegnando il ticket del Ssn e dove – poco sorprendentemente – transita il 70% dei 240 milioni di euro spesi ogni anno per acquistare i prodotti senza glutine.

Il risultato è da montagne russe, guardando ai prezzi. Ed emergono prodotti ben fatti, in ogni canale di vendita con listini che, spesso, sembrano davvero aver poco a che fare con la scelta degli ingredienti.

Lo scarto tra i prezzi dei prodotti convenzionali e quelli dei dietetici dedicati ai celiaci è enorme.  In una comparazione dell’Associazione italiana celiachia emerge che pasta, pane, biscotti e farina, vale a dire gli alimenti che il celiaco è costretto ad acquistare nella versione dedicata, senza glutine, costano fino a 10 volte più di quelli ordinari.

A spingere all’insù i listini è il canale farmaceutico.

Per un chilo di farina – che nella versione convenzionale costa in media 0,72 euro – il celiaco spende 7,08 euro in farmacia e 3,96 al supermercato. Più del quadruplo costano invece i frollini senza glutine: rispetto ai 4,19 euro dei convenzionali, in farmacia servono 17,31 euro e nella Gdo 10,31.

Enorme la forbice sul pane: ai 2,65 euro richiesti in media per un chilo di rosette convenzionali corrispondono 13,69 euro in farmacia e 10,20 nella Gdo per i panini senza glutine.

Distorsione simile si osserva per la pasta: se quella normale costa in media 1,69 euro al chilo, quella senza glutine spilla ben 8,32 euro in farmacia e 4,86 euro al supermercato.

 

Un commento su “Senza glutine, ma a che prezzo: così ti spenno il celiaco

  1. Francesco
    28 marzo 2013

    E lo so bene… Io ci spendo parecchi soldi…

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