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Grano importato: Coldiretti lotta contro la materia prima importata, però si dimentica di dire che…

un assaggio di un articolo de Il Fatto Alimentare del quale consiglio la lettura che conferma quanto scrissi in questo post:

Spiace dirlo, ma ogni volta leggo che la fonte di una notizia è Coldiretti, prima di pubblicare sul Blog cerco informazioni aggiuntive, se non fosse che poi sulle maggiori testate online trovi solo un generico Copia & Incolla della velina di Coldiretti.

E tanti saluti all’informazione attendibile… ed infatti quando parli di certe tematiche sei sommerso dai luoghi comuni, se non da bufale vere e proprie.

Ha ragione Coldiretti quando lamenta il fatto che i produttori non indichino in etichetta che la pasta è ottenuta con un mix di grano italiano e straniero, ma insinuare il dubbio nei consumatori meno attenti (ovvero più influenzabili) che tutto quello che arriva dall’estero è cattivo o tossico e solo il prodotto Made in Italy è buono e sano, è scorretto.

Se fosse vero non leggeremmo delle numerose frodi alimentari commesse in Italia, da produttori italiani, con materie prime italiane.

P.S. senza nulla togliere che all’estero di frodi e scorrettezze ne fanno parecchie.

leggi: La pappa reale è cinese, ma la frode è italiana Andiamo bene: per il 67% degli americani il “Parmesan” è un formaggio italiano

lente alimenti

La campagna contro le importazioni portata avanti da Coldiretti è demenziale, e può solo fare breccia per la scarsa competenza dei media, ma soprattutto per l’assenza delle aziende produttrici che preferiscono non replicare agli attacchi e si rifiutano di scrivere sulle etichette che la pasta italiana è fatta con grano straniero.

Leggi: Pasta italiana: perchè sull’etichetta non compare l’indicazione sull’origine del grano? Rispondono i produttori

Barilla ad esempio, esalta l’impiego di semola 100% made in Italy nella pasta Voiello ( marchio di sua proprietà) e ne fa un argomento di vendita, ma dimentica di scrivere sulle confezioni degli “Spaghetti n.5” l’origine della materia prima, quasi a voler nascondere la presenza di semola importata.

Un comportamento analogo si registra per le altre marche come Rummo, Garofalo, Agnesi… tutte utilizzano grano importato ma nessuno lo scrive sulle confezioni.

In questa situazione ha buon gioco Coldiretti, molto abile nel lasciare intendere che il prodotto straniero sia in qualche modo contaminato e di scarsa qualità ecc.

leggi: La pasta italiana è buona perché….

Si lancia il sospetto che il grano contenga micotossine, facendo finta di ignorare che tutte le materie prime importate devono rispettare i requisiti igienico-sanitari richiesti per i prodotti nazionali.

I controlli sulle micotossine sono di routine e le positività riguardano tutte le partite di grano in modo indifferenziato (italiano e straniero) essendo collegato alla stagionalità e alla conservazione.

Dopo la bufala del concentrato di pomodoro cinese utilizzato nelle bottiglie di passata italiana, adesso Coldiretti lancia la battaglia contro gli spaghetti italiani, colpevoli di essere preparati con il 30-40% di grano che secondo l’associazione contiene quantità elevate di micotossine.

leggi: La bufala del grano Barilla ammuffito: una storia avvincente, ma priva di fondamento

Dopo la nuova puntata della telenovela La battaglia del grano, sono scese in campo anche le aziende che accusano l’associazione di agricoltori di essere “irresponsabile”, quando lascia intendere che la pasta fatta con grano non del tutto italiano non è sicura, buona, o “pulita”.

Anche i produttori di Italmopa questa volta hanno deciso di reagire e accusano giustamente Coldiretti di “terrorismo mediatico”….

continua la lettura qui: Grano importato: Coldiretti lotta contro la materia prima importata

2 commenti su “Grano importato: Coldiretti lotta contro la materia prima importata, però si dimentica di dire che…

  1. Poppea
    25 febbraio 2016

    Se prendo la soia so’ che è cinese, così come l’ananas è sicuramente di importazione, mentre per le noci decido io se prendere quelle della california o quelle di sorrento,

    basta dire le le cose, poi se uno gradisce i prodotti importati va bene, se uno non li gradisce non li compera

    • Paoblog
      25 febbraio 2016

      infatti, la battaglia giusta, da portare avanti, è quella per l’indicazione della provenienza in etichetta, il resto è solo speculazione che però confonde la gente

I commenti sono chiusi.

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