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Granarolo: “Occorre valorizzare anche l’etica del prezzo”. Appunto!

pensieri paroleLe parole citate nel titolo sono state pronunciate dal Presidente del Gruppo Granarolo ed integrano di fatto il post pubblicato la scorsa settimana: Oggi al super comprerò il latte Granarolo, perchè…

Come leggo su Il Fatto Alimentare, Giampiero Calzolari  presidente del Gruppo Granarolo  precisa che “quando il latte 100% italiano si fa pagando ai produttori 0,20 €/l, non si consente agli allevatori di sopravvivere. Occorre valorizzare anche l’etica del prezzo”.

Si sa che l’etica è importante per me, sia in ambito personale sia lavorativo e resto dell’idea che il Prezzo debba essere equo per tutte le parti in causa e pagare agli allevatori il latte 20 cent al litro è una prevaricazione bella e buona.

E come boicotto chi agisce in maniera scorretta, va da sè che premio chi cerca di andare controcorrente, fermo restando che anche 36 cent/litro sono pochi, tuttavia da qualche parte bisogna cominciare, se si vuole tracciare una nuova strada.

Resta il fatto che la qualità non si sposa con il prezzo basso, per cui anche noi consumatori dobbiamo fare qualche ragionamento in più e cercare perlomeno il miglior rapporto tra Qualità e Prezzo, perchè una volta che le multinazionali avranno fatto chiudere tutti quelli che cercano di lavorare al meglio, con onestà e professionalità, avremo sul mercato solo prodotti omologati al peggio.

Scrisse tempo fa un’economista: “La legge dell’equo negli scambi non consente di pagare poco e di ricevere molto, sarebbe assurdo. Se si tratta col più basso offerente è quindi prudente aggiungere qualcosa per il rischio, così facendo si può prendere qualcosa di meglio poi.”

leggi anche: Non accetto aumenti di prezzo. Ragazzi, che stress lavorare su queste basi…

Continua il discorso sull’etica dei prezzi.

Guardo un servizio su una cooperativa agricola bio in Calabria, vittima di 7 attentati in 7 anni da parte dell’ndrangheta.

Loro garantiscono ai soci un prezzo di 40 cent/kg per le arance contro i 5 cent che paga il mercato.

5 cent al kg?

Poi ci si stupisce che in agricoltura ci sia il lavoro nero con eguale sfruttamento dei lavoratori.

D’altro canto come scrivevo nel 2015 nel post Se il Progetto contro il lavoro nero in agricoltura cammina in salita…:

In Calabria acquistano i colossi del settore, come San Pellegrino e San Benedetto e fino al 2010 anche la Coca Cola che dopo la rivolta dei braccianti di Rosarno, ha abbandonato la Calabria temendo di danneggiare la sua immagine.

Coldiretti afferma che le grosse aziende pagano le arance da succo 7-8 centesimi al chilo, tuttavia calcolando il lavoro di raccolta e quello di trasformazione, il prezzo equo sarebbe di 15 centesimi.

Va da sè che per riuscire a stare in questi prezzi capestro, i produttori devono risparmiare sulla manodopera, così come in altri settori si perde in qualità.

A parte poche eccezioni, come Coop, l’impressione è che ci sia molta ipocrisia; le multinazionali pur non avendo rapporti diretti con i campi, sanno che i pomodori possono arrivare sporchi di capolarato, eppure continuano a tenere bassissimi i prezzi.

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