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Stop alla marchiatura del Prosciutto di Parma: un disastro?

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione

Pochi giorni fa ho pubblicato il post I Consorzi non lo dicono, ma il 35% del prosciutto crudo di Parma e San Daniele è falso , con il quale si faceva il punto sulla situazione ed ecco che le cose precipitano. Una vergogna, a parer mio.

 

E l’ennesimo scandalo travolge un prodotto agroalimentare di qualità, di quelli che che con la Dop hanno un valore aggiunto, che crea lavoro, reddito e permette esportazioni milionarie, trainando l’intero comparto.

Secondo me è un disastro, perche’ la fiducia persa, tanto più in un marchio di qualità, non la si recupera in fretta, altri la pensano diversamente.

Forse la memoria del consumatore medio è più debole della mia, ma in ogni caso conosco molte persone che a seguito dei vari scandali hanno smesso di acquistare i prodotti coinvolti…

Oggi leggo su Il Fatto Alimentare delle dimissioni in massa degli ispettori, cosa questa che blocca la certificazione e marchiature del Prosciutto di Parma:

Il Prosciutto crudo di Parma da oggi non può più essere certificato e marchiato.

I quattro ispettori del Comitato di certificazione (Coce) dell’Istituto Parma qualità (IPq), nominati nell’autunno del 2018 su richiesta del ministero delle Politiche agricole (Mipaaft), si sono dimessi.

Il Coce ritiene che non ci siano le condizioni per continuare a operare con i controlli. La cosa è molto grave perché gli ispettori hanno evidenziato nel maggio 2019 gravi irregolarità all’interno dell’IPq, che hanno portato a una sospensione per tre mesi.

Per capire la gravità, basta dire che l’IPq è l’unico ente che per legge può imprimere il sigillo sui prosciutti.

Questo passaggio, poi, sembra mettere una pietra tombale anche sull’attendibilità del Consorzio:

L’altro aspetto grave è che il Consorzio del prosciutto di Parma da tempo è al corrente di queste irregolarità, ma non le ha mai denunciate.

Nonostante la gravità della notizia il Consorzio tace e non prende alcun provvedimento per arginare la frode.

Questo tacere è un clasico, visto che da consumatore mi è capitato di scrivere ad alcuni Consorzi di tutela senza mai ricevere uno straccio di risposta, dimostrando di non aver capito l’importanza di dialogo con il consumatore.

> Se l’Azienda (alimentare) dialoga con il consumatore, è un vantaggio per entrambi

Ieri ho letto un altro articolo, sempre de Il Fatto Alimentare nel quale si evidenzia un altro aspetto importante della vicenda ovvero il fatto che se ne parli poco:

Negli ultimi 15 giorni Coldiretti ha diffuso 36 comunicati stampa, di cui 7 sul maltempo in Italia.

L’ultimo riguarda lo sfruttamento minorile nelle coltivazioni di caffè, nocciole e agrumi in Turchia e di cipolle e zucchine in Messico.

Tra le 36 notizie Coldiretti dimentica la questione dei 2,5 milioni di prosciutti di Parma e San Daniele, che negli ultimi 10 mesi sono finiti illecitamente nei prosciuttifici a stagionare e che tra pochi mesi saranno in vendita nelle salumerie di mezza Italia.

Se consideriamo il fatto che la maggior parte di stampa e Tv fa da cassa di risonanza di Coldiretti, con un imbarazzante Copia & Incolla, senza mai approfondire o verificare, va da sè che l’informazione che arriva ai consumatori è distorta e talvolta pure falsa.

Coldiretti gestisce il monopolio dell’informazione alimentare

 

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