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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Un libro: Kaputt mundi

di Ben Pastor

Hobby & Work – Pagg. 427 – € 17,50

kaputt mundi - € 7,00

Trama: Roma, 1944. Mentre le truppe alleate stanno risalendo la penisola, la Capitale d’Italia, città ancora “chiusa”, vive i momenti più drammatici dell’occupazione nazifascista: il coprifuoco, la fame, le retate, le Fosse Ardeatine…

In questo clima di attesa, paura e speranza, il maggiore Martin Bora, detective-soldato della Wehrmacht, deve risolvere un delicatissimo caso di duplice omicidio.

Le vittime sono una segretaria tedesca, “accidentalmente” caduta da una finestra del quarto piano dell’ambasciata del Reich, e un cardinale del Vaticano, vecchio amico di Bora e, al pari del maggiore, silente oppositore del regime nazista.

Letto da: Paolo

Opinione personale: In linea con gli ultimi libri di Pastor che ho letto in queste settimane, ritengo che Kaputt mundi sia fra i tre migliori che ho letto, escludendo l’eccellente racconto Il Giaciglio d’acciaio.

Come sempre, la nota dell’autrice in calce al romanzo offre la giusta chiave di lettura, anche se fin dalla prima pagina letta, mi sento perfettamente in linea con il sentire di Pastor; in questo caso la spiegazione ha un valore aggiunto in quanto il tutto si svolge negli ultimi mesi dell’occupazione di Roma e coincidono con il massacro delle Fosse Ardeatine.

Come sempre la parte romanzata si interseca con i fatti storici, ma l’impatto emotivo è forte e non poteva (e non doveva) essere diversamente.

Per quel che mi riguarda ritengo che nello specifico l’attentato di via Rasella fosse evitabile, in quanto non ha aggiunto niente dal punto di vista bellico, causando solo una prevedibilissima rappresaglia, feroce e persino più lieve di quanto richiesto inizialmente da Hitler e dall’accoppiata Gestapo/SS.

A fronte della richiesta iniziali di fucilare 50 civili per ogni tedesco, se non quella di radere al suolo l’intero quartiere in cui era avvenuto l’attentato, vien da dire che è andata anche bene.

E come precisa Pastor, “…si badi bene, non giustifico l’aggressione e la violenza…”; ed infatti la mia è solo un’analisi personale e distaccata, cosa questa che è doveroso fare, che le opinioni di pancia, seppur comprensibili, spesso perdono di vista i fatti.

Visto quanto letto sull’attentato di via Rasella, vien da pensare che lo stesso fu pianificato ed attuato più nell’ottica della guerra di potere fra fazioni partigiane, più che per un’esigenza militare.

Ritengo infatti che una cosa sia sabotare una linea ferroviaria oppure far saltare un ponte ed altra ammazzare alcune decine di soldati che passano per la strada.

Leggo infatti su Wikipedia che:

Giorgio Amendola, rappresentante del Partito Comunista Italiano presso la giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), dichiarò di aver ideato l’azione partigiana.

La giunta militare del CLN centrale si riunì il 26 marzo, nel bel mezzo della crisi che tale organismo attraversava da febbraio e che proprio la mattina del 24 marzo aveva spinto il suo presidente Ivanoe Bonomi a rassegnare le dimissioni, a causa delle liti intestine tra le correnti di destra e di sinistra e del sospetto che quest’ultime stessero preparando un governo rivoluzionario.

Giorgio Amendola ricostruì l’andamento della riunione in una lettera al politico radicale Leone Cattani del 1964, nonché nel suo libro di memorie Lettere a Milano, pubblicato nel 1973.

Durante la riunione il delegato della Democrazia Cristiana Giuseppe Spataro disapprovò, a causa delle sue conseguenze, l’attentato di via Rasella, criticò i comunisti per non averne informato preventivamente la giunta e propose l’emissione di un comunicato con il quale i gruppi combattenti fossero richiamati a chiedere sempre, prima di ogni loro azione, l’approvazione collegiale.

Amendola si dichiarò subito contrario poiché il comunicato proposto da Spataro avrebbe avuto il significato di una sconfessione dell’operato dei GAP e, togliendo autonomia alle formazioni partigiane e impedendo di cogliere immediatamente le occasioni d’azione, avrebbe comportato la fine della resistenza armata. Inoltre affermò che nel caso in cui la proposta di Spataro fosse stata approvata ci sarebbero state ripercussioni sui rapporti tra il PCI e il CLN.

Fermo restando che ovviamente chi ideò l’attentato non si è mai messo in discussione per questa decisione, peraltro molto contestata, trovo che sia stata una vera forzatura l’affermazione fatta dallo storico Alessandro Portelli che sull’attentato di Via Rasella ha detto: «fu la più grande vittoria militare della Resistenza»

Esco dalle polemiche storiche e torno sul romanzo.

Cito ancora la Pastor:

Una nota sul tipo di mystery che Kaputt Mundi cerca di essere. Pur sforzandolsi di tenere sempre in primo piano la dimensione storica degli eventi narrati, il mio romanzo intende proporsi al lettore anzitutto come giallo.

Parole che condivido appieno, in quanto i romanzi con Martin Bora li vedo prima come gialli e solo in seconda battuta apprezzo la parte storica, tanto più considerando che sono da sempre appassionato di storia militare, con una prevalenza ad alcuni periodi, tra cui per l’appunto il secondo conflitto mondiale.

Scrive ancora la Pastor:

Ora, un giallo è un giallo, non mi stanco mai di ripetermi. Ma, come tutta la narrativa, anche un mystery ha il vantaggio di poter attingere alla Storia senza doverne essere indissolubilmente legato.

Soprattutto, può servire come veicolo di ricordo per chi visse il periodo descritto, e di informazione per chi è venuto dopo, e forse non sa.

Perchè senza ricordo l’uomo non è più uomo; e smarrire (o, peggio, rimuovere) la memoria dei fatti storici (nella loro essenza più intima, profonda e non di rado feroce), questo, per me, è il crimine più grande e inescusabile in assoluto: nelle vicende umane, come pure, ben più modestamente e con l’unica ambizione di intrattenere il lettore, in un romanzo giallo.

Anch’io come la Pastor spero che leggendo un giallo ambientato in quegli anni bui, ci siano lettori più giovani che ne approffittino per conoscere meglio il periodo storico ed i fatti ad esso collegati; al fine di evitare di sentire ancora in televisione giovani come quelli giustamente citati da Umberto Eco a Che tempo che fa.

L’intervista la puoi vedere QUI, tuttavia ha citato quei concorrenti di un quiz televisivo che avevano indicato come data di insediamento di Hitler anni successivi alla sua morte e alla fine della seconda guerra mondiale; dimostrando di non avere alcuna conoscenza di fatti accaduti appena 70 anni fa.

Quale aggravante, vien da dire, il fatto sottolineato da Eco ovvero che questi concorrenti di fatto avevano passato le selezioni e quindi dovevano essere i migliori del mazzo.

Figuriamoci gli altri che, in ogni caso, sono in buona compagnia visto che a seguito di un sondaggio nelle scuole tedesche è emerso che metà degli studenti non sa chi era Hitler ed un terzo pensa che abbia protetto i diritti umani!

D’altro canto leggevo tempo fa che Le giovani generazioni hanno un’idea molto vaga sulla strage di Capaci. E si parla della nostra storia recente. Disarmante … ma anche pericoloso.

A chi apprezza Ben Pastor, consiglierei la lettura di La notte di Praga e, in seconda battuta, al fine di stimolare il ricordo della trilogia satirica  08/15 del Caporale Asch di Hans Helmut Kirst, ed il lacerante Niente di nuovo sul Fronte Occidentale di Eric Marie Remarque.

Infine, pensando per l’appunto alla necessità di non perdere il ricordo (o di migliorare la conoscenza storica) suggerisco il film: La memoria degli ultimi e non ultimo il dvd Io mi ricordo di Memoro.org (La banca della memoria) frutto di un altro progetto estremamente interessante.

Della stessa autrice ho letto anche: Il giaciglio d’acciaio (vedi: Un Natale in giallo) – Luna Bugiarda Il Signore delle cento ossa Lumen La canzone del cavaliere La strada per Itaca

 

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2015 da in L'angolo dei libri - Le nostre segnalazioni con tag , , , , , .
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