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Batteri resistenti agli antibiotici trovati nel 63% dei campioni di pollo

Ieri mi è arrivato Altroconsumo e leggendo l’articolo che racconta i risultati di questa inchiesta, colpisce questo passaggio:

“Gli unici due piani esistenti [per la riduzione dell’uso di antibiotici], per conigli e polli, oltre a richiedere un’adesione solo volontaria, sono scritti dall’industria (…) che si occupa anche dei controlli e, nel caso dei polli, anche della gestione del piano, con il ministero della Salute che, paradossalmente, ha solo parere consultivo».

Un Ministero della Salute che ha ruolo marginale in un ambito dove dovrebbe avere un parere vincolante fa il paio con quanto letto nei giorni scorsi circa la polemica innescata dal Ministero della Salute nei confronti de Il Fatto Alimentare (e Blog in genere, quindi anche me) che diffondono gli allerta alimentari, tacciandoli di allarmismo.

Vedi te, se aspettiamo che il Ministero informi tempestivamente i cittadini, facciamo in tempo a restarci secchi. Ed ogni riferimento all’epidemia di Epatite A del 2013, non è casuale.

(Vedi: L’epidemia dimenticata: 800 le persone colpite da epatite A per i frutti di bosco…)

Segue (in sintesi) un articolo di Altroconsumo del quale consiglio la lettura integrale cliccando sul link in calce.

Sulla pagina troverete anche il modulo per aderire all’invio di massa di una mail – già pronta – ad allevatori e distributori.

Inviando migliaia di messaggi ai diretti interessati, sarà più facile far sentire il nostro “basta”.

lente alimenti

La maggioranza dei petti di pollo testati, il 63%, contiene batteri Escherichia coli resistenti agli antibiotici.

È quanto abbiamo rilevato con la nostra inchiesta su 40 prodotti acquistati tra Milano e Roma.

Nelle analisi su 40 petti di pollo acquistati a Milano e Roma in supermercati, mercati e macellerie, abbiamo cercato Escherichia coli portatori di tre specifici meccanismi di resistenza e li abbiamo trovati in 25 petti di pollo.

Ne abbiamo verificato e accertato la resistenza ad antibiotici come la cefepima, la cefoxitina, la ceftazidima e la cefotaxima, importanti per la cura di infezioni alle vie urinarie e respiratorie anche nell’uomo.

Ora, l’E. coli – di per sé e nella maggior parte dei casi – non è pericoloso per la salute ed è presente nella normale flora batterica di uomini e animali: il problema è che, se è antibioticoresistente come in questi casi , una volta arrivato nel nostro intestino può trasferire la sua “potenza” ad altri batteri più rischiosi.

Un paio di buone notizie ci sono: non abbiamo trovato microrganismi resistenti ai Carbapenemi, antibiotici importanti perché ultima spiaggia per infezioni piuttosto serie e non abbiamo rilevato neanche residui veri e propri di antibiotici nel pollo.

Questo non vuol dire che non sono stati usati negli allevamenti, ma che – se somministrati – i tempi previsti dalla legge tra la sospensione del farmaco e la macellazione sono stati rispettati e il medicinale è stato metabolizzato bene dall’animale e smaltito.

Antibioticoresistenza: in pratica l’uso eccessivo di questi medicinali negli allevamenti (ma anche da parte delle persone nelle cure) fa sì che i batteri si fortifichino imparando a sopravvivere.

Una resistenza che, a catena, si può trasferire ad altri batteri con il rischio che gli antibiotici, farmaci essenziali per la cura delle infezioni, perdano efficacia.

leggi l’articolo QUI: Batteri resistenti agli antibiotici trovati nel 63% dei campioni di pollo

Perv completezza, clicca QUI per leggere la risposta di Unaitalia

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