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Micro-plastiche: contaminati pesci, birra, miele e sale da cucina

Una quantità sempre maggiore di plastica sta finendo nei nostri piatti. Non ce ne accorgiamo perché si tratta di particelle piccolissime, di dimensione comprese tra 1 nanometro e 5 millimetri, denominate “micro o nano-plastiche”…

Inizia così questo articolo di Luca Foltran pubblicato su Il Fatto Alimentare del quale consiglio vivamente la lettura e che dedico a tutti quelli che gettano bottiglie di plastica in giro e sarebbe bello se solo questi incivili mangiassero cibi contaminati, ma purtroppo non sarà così.

Resta il fatto che leggendo questo articolo aumenta a dismisura la rabbia che proviamo quando vediamo bottiglie che galleggiano nei corsi d’acqua oppure quando Rok le raccoglie tra il verde ai bordi della nostra strada (nei pressi di un canale d’irrigazione).

Se non fosse che passa il tempo, aumentano i volontari come Damiano e Strade pulite, ma l’inquinamento non rallenta, anzi sembra conquistarsi uno spazio maggiore; spazio nel quale noi viviamo, mangiamo e beviamo ed ogni riferimento ai Pfas contenuti nell’acqua di alcune province venete, non è casuale.

Torna d’attualità una domanda posta più volte: E’ questo il mondo nel quale volete far vivere i vostri figli? , ma la risposta di molti pare essere SI, visto anche l’esempio (dis)educativo dei genitori incivili

Tempo fa leggevo che il problema è che le borse di plastica biodegradabili non si degradano nel mare, ma secondo me il vero problema è che questi rifiuti nel mare non ci dovrebbero finire.

Pubblico qualche stralcio dell’articolo, sicuramente interessante, ma che lascia un profondo sconforto, soprattutto perchè vivere rispettando il pianeta che ci ospita* non è che sia così difficile; ci si dimentica infatti che è l’uomo ad avere bisogno della Terra e non viceversa.

(*) Vien da pensare che l’unica via d’uscita per la Terra sia quella disegnata da Pietro Vanessi…

Fonte: unavignettadipv.it

Queste particelle si trovano lì per svariate cause: gettati in mare come spazzatura o trasportati attraverso fogne o corsi d’acqua dove convergono scarichi privati e industriali inquinati. 

Una volta nel mare, i detriti degradano lentamente, soprattutto se esposti alla luce solare, creando miliardi di pezzi microscopici che i pesci e altri abitanti dell’ecosistema scambiano per cibo.

C’è la potenziale preoccupazione  che queste particelle portino con sé inquinanti molto pericolosi: PCB, bifenili policlorurati, e bisfenolo A sono solo alcuni esempi.

Su 504 pesci prelevati dal Canale della Manica, 184 contenevano piccoli granelli di microplastiche. 

Altre ricerche su pesci pescati al largo della costa portoghese hanno rilevato che 17 su 26 specie avevano residui nel corpo. 

In 19 campioni di miele, prelevati in Germania, Francia, Italia, Spagna e Messico sono state trovate micro-plastiche (200 granelli circa per ogni chilo) e le fonti sono tuttora sconosciute.

Sempre in Germania, un’analisi condotta dall’Università di Oldenburg su 24 diverse marche di birra tedesca, ha evidenziato che tutti i campioni contenevano fibre, frammenti e materiale granulare. Come le birre siano state contaminate resta una questione aperta.

In Cina, i ricercatori di due università di Shanghai hanno analizzato 15 marche di sali da tavola venduti nei supermercati e hanno contato  fino a 600 particelle per chilogrammo nel sale marino.

Lettura integrale (consigliata) qui: Micro-plastiche: contaminati pesci, birra, miele e sale da cucina

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