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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Le aste al doppio ribasso sui prodotti alimentari non vanno bene…

Leggo su Il Fatto Alimentare questo articolo dal quale estrapolo l’incipit, giusto per capire di che si parla:

Vietare per legge le aste al doppio ribasso sui prodotti agroalimentari.

Lo chiede l’associazione Terra! Onlus per dare respiro alle filiere produttive italiane, soffocate dalle pratiche sleali praticate da alcuni colossi della grande distribuzione per tenere bassi i prezzi.

L’appello è stato lanciato durante un’audizione su caporalato e filiera alimentare in Commissione agricoltura alla Camera.

Secondo me è proprio il sistema delle aste che non va, che ci sia un ribasso o meno. Che ognuno offra al suo miglior prezzo e poi si sceglie.

Io lavoro in produzione (non alimentare) e quando mando una richiesta d’offerta ai miei fornitori chiedo “il miglior prezzo” che poi, a differenza della maggioranza, non metto in discussione.

Se mi va bene, ordino, sennò vado altrove. Ed i fornitori che ben conoscono la nostra filosofia aziendale, si adeguano.

Poi c’è sempre quello (nuovo o presunto furbo) che offre ad un prezzo maggiorato contando di fare uno sconto in trattativa e poi si lamenta se non prende l’ordine: “se me lo avesse chiesto avrei fatto uno sconto”.

L’ho già fatto, ho chiesto il miglior prezzo e se tu mi dici 120, quello è, non 120 sconto 10% se mi metto a piangere.

Ed un post che calza a pennello è questo: Listino bloccato per 12 mesi, sconto 10%, varie ed eventuali. E poi? Ti lavo anche la macchina?

Se poi pensiamo che dopo l’asta a doppio ribasso, che strangola il fornitore, il passo successivo è questo: Consumatori #ASTEnetevi dall’acquisto di prodotti sottocosto, perchè… poi non stupiamoci delle proteste degli allevatori, per cui come diceva Granarolo: “Occorre valorizzare anche l’etica del prezzo”. 

 

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