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#Renzi vede l’arcobaleno, io invece devo licenziare…

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Oggi ho dovuto licenziare un dipendente e, cara Camusso, non mi è piaciuto, e non l’ho fatto a cuor leggero…

La crisi ha colpito la nostra azienda nel 2009 e grazie ai conti in ordine e ad una gestione oculata, siamo riusciti, seppur con molta fatica e sacrifici a livello personale, ad entrare nel 6° anno di crisi però, conti alla mano, il 2015 si sta rivelando persino peggiore degli anni precedenti.

Nel complesso ai dipendenti è andata abbastanza bene; vero che hanno fatto dei periodi di Cassa integrazione, ma in ogni caso hanno sempre ricevuto tutto il dovuto sino all’ultimo cent, puntualmente e solo lo scorso anno due di loro hanno dovuto fare i conti con la riduzione dell’orario, proposta che peraltro è stata fatta per cercare di non licenziare.

C’è anche da dire che nonostante migliaia di persone si trovino senza stipendio o, peggio, disoccupate,  capita anche quello raccontato in diversi post, l’ultimo dei quali è Quando i dipendenti non percepiscono la crisi…/4  il che è alquanto disarmante.

So bene che al di là dell’andamento nazionale ogni realtà lavorativa è storia a sè, per cui non pretendo che la mia esperienza faccia testo, tuttavia partendo dal presupposto che in azienza siamo rimasti al nostro abituale livello di serietà, qualità e ritengo anche di competività, dubito molto che centinaia di clienti tutti insieme abbiano deciso di non inviare più richieste.

Il paradosso è che in questo deserto lavorativo anche quest’anno siamo comunque riusciti ad acquisire dei nuovi clienti e che la percentuale delle vendite sul mercato estero veleggia sempre sul 20-23% del fatturato; se non fosse che molti clienti esteri (francesi ed austriaci, che gli spagnoli sono sempre stati in linea con l’Italia…) oltre che ridurre gli acquisti hanno anche perso la capacità di pagare puntualmente, adeguandosi al peggio* tipicamente italiano.

* Mancati pagamenti, non se ne può più: mi tolgo un sassolino e scrivo alla UE

E quindi il problema è anche altrove, non è solo la crisi economica di per sè, ma una mancanza di liquidità che impedisce o rallenta investimenti necessari ai vari settori in cui operiamo ed una carenza pluriennale di lavoro continuativo di fatto usura meno gli impianti e riduce la necessità di manutenzione o riparazione.

E, ultimo ma non meno importante, il fatto che un tot di clienti ha cessato l’attività oppure sono falliti* con tutte le conseguenze del caso oppure sono stati assorbiti da altri che, peraltro, erano già nostri clienti, per cui in quel caso non perdiamo nulla, ma non aggiungiamo nulla.

* La giustizia è lenta, il cliente fallisce ed io mi attacco al tram, a differenza dello Stato…

Ma dal 2009 ad oggi il fatturato è calato in maniera netta, mentre tutto il resto è aumentato, inclusa la fame di soldi dello Stato che in un modo o nell’altro, che sia con le imposte locali oppure con quelle centralizzate, ti lascia senza risorse, tanto è vero che siamo stati costretti (per ora) a mettere fuori catalogo un articolo di nostra produzione, in quanto l’investimento necessario per comprare il materiale è troppo elevato da affrontare senza avere ordini alle spalle.

Si è creata pertanto la classica situazione da Comma 22, in quanto senza ordini non posso acquistare il materiale, ma senza materiale non riesco a prendere ordini.

A proposito delle politiche di sostegno al lavoro: Bankitalia dixit ovvero a proposito delle politiche sul lavoro…

Leggi anche: Incentivi a chi assume e tasse retroattive agli altri? Chiamala equità… oppure Ora le imprese non hanno più alibi, possono assumere. Caro Letta, neanche sai di che parli…

e rilancio con questo: I mancati pagamenti sono un grosso problema, ma nessuno ci tutela

E senza soldi si fa fatica a tirare avanti ed ecco che all’arcobaleno visto da Renzi mi tocca rispondere con un licenziamento che non è mai una passeggiata a livello umano, anche se sai che è la cosa giusta da fare per ridurre i costi e quindi cercare di salvare l’azienda.

Tempo fa, nel periodo in cui si parlava dell’articolo 18 che peraltro non mi riguarda, (in teoria, che la pratica è un’altra cosa) viste le dimensioni dell’azienda, ho sentito la Camusso affermare che “così si aprono le porte a licenziamenti indiscriminati con la scusa delle difficoltà economiche …”

In realtà, forse più di altri, la difficoltà economica è l’unico fattore realmente verificabile, sempre che chi di dovere si prenda la briga di valutare il tutto.

Nel caso di licenziamento per difficoltà economiche, è evidente che è un provvedimento limite e senza voler essere cinico, ne licenzi uno per salvarne altri due; ma se la scelta dev’essere fra nessuno o tutti… di fatto li condanni tutti.

Mi chiedo piuttosto perchè i sindacati non rilevino per due soldi aziende in difficoltà e le portino avanti loro. Ma forse è più facile dire No e criticare sempre, piuttosto che scendere in campo.

Che poi, sembra che siamo tutti lì a voler licenziare, come fosse un divertimento.

Ah, che faccio stamattina in ufficio? Ma si,movimentiamo la giornata e licenziamo un paio di dipendenti, così senza motivo…

In tanti anni di lavoro solo una volta mi è capitato di dover chiamare un dipendente dicendogli di cercarsi un posto, che eravamo costretti a tagliare il personale per affrontare un momento di crisi che durava da mesi e mesi…

Non mi è piaciuto, non è stato facile, non è stato “deciso e fatto”. Sono passate settimane prima di prendere atto che in quel momento era l’unica cosa da fare.

Questa volta l’ho presa ancora più lunga, spremendo al meglio la Cassa integrazione prima e proponendo poi un contratto a part time che mi avrebbe permesso di non fare l’anno scorso quello che poi, putroppo, sto facendo ora.

Un bel modo per festeggiare il 62° anno di attività dell’azienda… dannazione.

Concludo con le stesse parole utilizzate in altri post sul tema Lavoro.

Leggo in un articolo de Il Giornale del 16 luglio 2011 un pensiero del Presidente Luigi Einaudi (1874- 1961) e vi faccio notare che è morto nel 1961; sono trascorsi più di 50 anni ed il suo pensiero è drammaticamente valido ancor oggi:

“…migliaia, milioni di individui lavorano, producono, e risparmiamo nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli.

E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.

Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono i capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti che quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.”

La spinta l’ho persa da un pezzo, ma negli ultimi anni sono anche stanco, molto stanco… e non dipende dalle notti insonni che in ogni caso mi toccano.

In ogni caso vi rimando sempre al post in tre parti: Per una piccola azienda la vera impresa è sopravvivere (allo Stato)…

 

 

 

5 commenti su “#Renzi vede l’arcobaleno, io invece devo licenziare…

  1. Morbida Dolcezza
    22 maggio 2015

    Mi dispiace molto per il tuo dipendente. Spero che riesca a trovare quanto prima un altro posto di lavoro…

    • Paoblog
      22 maggio 2015

      sarebbe auspicabile che succeda come ala persona licenziata nel 1998 che dopo una settimana aveva trovato un posto…

      • Morbida Dolcezza
        22 maggio 2015

        capisco le tue ragioni e conoscendoti so che non è una cosa che hai fatto a cuor leggero….

  2. Giuliano B.
    22 maggio 2015

    | “La spinta l’ho persa da un pezzo, ma negli ultimi anni sono anche stanco, molto stanco… e non dipende dalle notti insonni che in ogni caso mi toccano” |

    Sto vendendo tutto, studio, altro ufficio, l’abitazione che c’è sopra. non ho voglia di lavorare ancora …

    Vivrò con la mia pensione di professore, con qualche lavoretto che posso fare ancora ritirandomi e ricavando uno spazio ad hoc nella mia abitazione.

    Non si può lavorare in queste condizioni! … purtroppo

  3. Poppea
    25 maggio 2015

    Lo credo che non l’hai fatto a cuor leggero ma vallo a spiegare a questi che vedono l’arcobaleno

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 maggio 2015 da in Il mondo del lavoro, Pensieri, parole, idee ed opinioni con tag , , , , , , , , .
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