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Le false uova italiane che arrivano dalla Romania…

Ieri a Mi Manda Rai 3 ho visto un servizio sulla sicurezza alimentare ed il primo servizio è stato dedicato alle uova che come tutti i prodotti risentono di casi di frode commerciale ovvero di uova (anche scadute) vendute come italiane quando italiane non sono, ma ci sono anche casi di uova prodotte a Treviso e confezionate (a Roma) e vendute come prodotto locale.

Resta il fatto che mi è capitato di leggere commenti del tipo “io compro italiano”, il che non garantisce un bel niente, perchè le uova sono prodotte in Romania, certo, ma poi sono aziende italiane a venderle, in malafede e spesso  truffando il consumatore, così come è un’azienda di Treviso ad apporre date di scadenza fasulle, per cui, non nascondiamoci dietro ad un dito.

L’azienda che produce nel rispetto delle norme, offre prodotti di qualità a prescindere che abbia sede in Polonia come in Italia, poi, sicuramente, a parità di qualità, meglio comprare italiano e sostenere quindi la nostra economia e le aziende spesso strozzate dalla GDO.

E qui apro la parentesi verso i prodotti che acquisto da Cortilia, prodotti dalle aziende del territorio e con una qualità che fa la differenza, senza per questo spendere di più rispetto al supermercato.

Come evidenziato in trasmissione da Ruggero Moretti, Presidente del Comitato uova da consumo di Unaitalia, l’associazione che rappresenta le aziende della produzione, della distribuzione e della commercializzazione di carni e di uova, il consumatore può effettuare un primo controllo verificando che le informazioni riportate sulle uova corrispondano a quanto dichiarato dal venditore e/o sulla confezione.

Va da sè che se sull’uovo è indicata Treviso come provincia di produzione e tu le uova le compri a Roma da uno che dice che le ha prodotte lui, deve suonare l’allarme.

Alcuni consumatori hanno lamentato della difficoltà di comprensione dell’etichetta ma ritengo che spesso si tratti di una certa pigrizia perchè come potrete vedere dalla foto qua sotto, le informazioni da memorizzare sono principalmente 3:

uova etichetta

1- il primo numero identifica il tipo di allevamento e per semplificare si può memorizzare il fatto che su una scala di 4, più è basso il numero e migliore è l’uovo.

2 – La siglia IT indicaa il Paese in cui è stato prodotto l’uovo. Va da sè che se trovi RO sta per Romania 😉 e non per Roma.

3 – La sigla (FC in questo caso) indica la provincia di produzione.

L’uovo dura 28 giorni dalla data di deposizione. La data di scadenza non e’ sempre riportata sull’uovo ma deve essere riportata sulla confezione. Le uova per sicurezza vengono ritirate dalla vendita il ventunesimo giorno.

E eulla data di scadenza casca l’asino, mi vien da dire, dato che le uova prodotte a Treviso e sequestrate a Roma avevano una data di scadenza posticipata di 7-10 giorni, per cui si torna sempre al solito problema per il consumatore ovvero non potendo fidarsi al 100% dell’etichetta (o del timbro) è necessario fare una preselezione al momento dell’acquisto.

Così come è vero (e vale in ogni settore) che il prezzo più alto non garantisce la qualità, è altresì vero che un prodotto con un prezzo clamorosamente basso (vedi l’olio extravergine)  rispetto alla media di quelli in vendita, potrebbe non essere di qualità, se non peggio.

A seguire, nella trasmissione di parla di vino: Il finto made in italy e’ un fenomeno particolarmente forte per quel che riguarda i vini: il caso del “wine kit” ad esempio.” e successivamente  dei controlli sulla pasta: provenienza del grano, modalita’ di conservazione e tracciabilita’.

pasta

In studio Mario Piccialuti, presidente dell’Aidepi, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane. Il grano straniero utilizzato in Italia si aggira intorno al 30 – 40%.

Il nostro fabbisogno in termini di consumo e di esportazione e’ superiore al quantitativo di grano prodotto nel nostro territorio.

Ovviamente il grano “straniero” non e’ necessariamente peggiore di quello italiano. Si chiede Barbara Cataldi: perche’ utilizzare il marchio d’italianita* (la bandiera italiana ad esempio) per commercializzare un prodotto che poi di fatto (almeno nelle materie prime) non lo è?

* A questo proposito vi suggerisco al lettura di questo articolo.

 

 

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