Se fossimo capaci di boicottare i “furbetti”…

In questi giorni leggevo della furbata di Autostrade che a fronte di un aumento di 3 cent dell’Iva, aumenta i pedaggi di 10 cent mettendosi in tasca (a che titolo?) ben 7 cent in più.

Sebbene sia storia vecchia, ci sono poi alcune banche che applicano commissioni salate per chi preleva contante alla cassa, poi abbiano i gestori telefonici che sembrano avere la scorrettezza nel Dna e potremmo continuare all’infinito con gli esempi.

Da sempre ritengo che un boicottaggio di massa, ben fatto, sia l’unica via per far rientrare nei binari della correttezza questi personaggi, ma non è facile; chi più, chi meno, siamo tutti capaci di lamentarci, di far girare gli inutili (e fuorvianti) appelli contro l’aumento della benzina, di cliccare su Mi piace in qualche Gruppo Facebook di protesta, ma poi…?

Poi aspettiamo che qualcun altro ci tolga le castagne dal fuoco, pronti a salire sul carro dei vincitori o, se va male, ci adeguiamo alla tendenza.

Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa, ma da solo resta un gesto simbolico.

I pedaggi autostradali alcuni anni fa sono aumentati in maniera spropositata, tanto più in relazione ai servizi offerti (cantieri, buche, ingorghi malgestiti) per cui ho deciso di ridurre i miei passaggi autostradali.

Vodafone si è comportata in modo veramente scorretto? Bene, in famiglia abbiamo spostato 4 Sim su un altro operatore.
Lo scorso anno ho anche cambiato banca, passando da Unicredit alla Bcc. Per mesi ho visto in tv lo spot di quest’ultima, che si basava sullo slogan La mia banca è differente, e ci ho sempre scherzato su visto che le banche in genere sono tutte uguali (e non è un complimento).

Comunque sia non ricordavo affatto che lo spot fosse della Bcc e me ne sono ricordato tempo fa, quando ho visto un poster in agenzia. Parlando con il direttore, gli raccontavo che dopo un anno in Bcc mi sono reso conto che lo slogan è veritiero, in quanto ogni volta che entro in banca, pur senza avere un saldo milionario, mi sento trattato come una persona e non come un numero di conto corrente.

Considerando quello che si è saputo poi di Unicredit, che a dispetto di tutto e tutti ha evaso 650 milioni di € di tasse, bè preferisco di gran lunga una banca che nello statuto parla di Etica (cosa che mi aveva fatto sorridere. Una banca etica?)

Penso poi alla situazione creatasi nel forlivese, con centinaia di aziende italiane messe in ginocchio dalla concorrenza sleale di aziende cinesi in loco, e costrette a chiudere, lasciando a casa i lavoratori, il tutto sotto l’occhio miope, se non complice delle istituzioni e di altre aziende italiane che hanno cavalcato l’onda alla faccia della correttezza.

Potete fregarvene di decine di piccole aziende che hanno chiuso dopo 50 anni, di decine di operai/e rimasti disoccupati, tuttavia ditemi se vi fa anche piacere acqusitare a 4000 € un divano che l’azienda (francese in questo caso) ha pagato  250!

Dopo aver visto ciò che ho visto in Report, mi girano le balle al pensiero di aver contribuito alla distruzione del tessuto socio-economico nel forlivese, acquistando un divano Poltrone & Sofà, con la garanzia che fosse un prodotto Made in Italy.

Si, tecnicamente lo è, ma a che prezzo per gli artigiani italiani?

Insomma vi sono molte situazioni nella quali lo spostamento in massa dei consumatori da una parte  all’altra potrebbe fare la differenza. Ed invece da noi non succede.

Questa considerazioni sono nate dopo aver letto in un articolo di Manuela Dviri la protesta nata in Israele per l’aumento di prezzo di un formaggio, il Cottage, un prodotto simile allo Jocca che era prodotto in Israele dalla Tnuva, una società cooperativa di proprietà dei kibuzin.

Un prodotto a basso prezzo, consumato da tutti sino a che la Tnuva è stata acquistata da Apax, un fondo internazionale di investimenti che, fatti due conti, ha intravisto la possibilità di un facile guadagno aumentando il prezzo di un prodotto di largo consumo e confidando che i consumatori avrebbero accettato l’aumento, vista appunto l’abitudine radicata al consumo del prodotto.

In effetti, nonostante un aumento del prezzo dell’80%, dal 2007 al 2011, il consumo è rimasto invariato sino a che una persona scrisse su Facebook che era stufa e non avrebbe più acquistato il Cottage a quel prezzo.

150.000 persone su Facebook cliccarono su Mi piace ed 1 milione di persone non acquistò più il formaggio, facendo crollare le vendite, con perdite elevatissime, per produttori e per i supermercati, in quanto il prodotto fresco inacidisce rapidamente.

La Tnuva abbassò il prezzo, ma a quel punto era partito il vento della protesta che si allargò poi ad altri settori…

Ne saremmo capaci? Dubito fortemente…

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14 risposte a Se fossimo capaci di boicottare i “furbetti”…

  1. [...] qui torna di prepotenza la mia utopia di un boicottaggio dei furbetti, l’unica via per fargli cambiare rotta. Tocchiamogli il portafogli ed allora vedi come si [...]

  2. [...] peraltro in linea con quanto scrivevo nei giorni scorsi circa il boicottaggio che in genere non facciamo, a differenza di [...]

  3. [...] La storia di queste mobilitazioni dimostra che la pressione dell’opinione pubblica funziona, e che una forma a volte può davvero cambiare le cose. [...]

  4. [...] scrivevo tempo fa in un post che sui furbetti, lo scorso anno ho cambiato banca, passando da Unicredit alla Bcc; per mesi ho visto in tv lo spot [...]

  5. [...] due conti, se tutti quelli che hanno subito un’ingiustizia se ne andassero… CondividiFacebookStampaEmailTwitterLike this:LikeBe the first to like this [...]

  6. [...] nell’ottica di un boicottaggio fatto con giudizio e perseveranza, immaginiamo di abbandonare in massa una banca per l’altra… secondo voi non ci [...]

  7. [...] se fossimo dei consumatori più furbi, useremmo l’unica arma che abbiamo veramente ovvero il boicottaggio dei prodotti; leggo infatti su Altroconsumo [...]

  8. [...] intera, da parte della massa, cosa questa che diventa più difficile; uso sempre quale riferimento la protesta nata in Israele per l’aumento di prezzo di un [...]

  9. [...] Resto della mia idea, la  via migliore per punire certe aziende è il boiccottaggio. [...]

  10. [...] non rispetta la legge ovvero i diritti dei consumatori, sarebbe bello pensare che questi ultimi boicottassero i prodotti Apple, piuttosto che fare le abituali file pur di avere il primo iPhone, ma so bene che non succederà; [...]

  11. [...] prossime settimane se gli utenti riusciranno a far sentire la loro voce in maniera chiara ovvero trasferendosi in massa su altri operatori, come ho fatto io quando ho toccato con mano la scorrettezza di [...]

  12. [...] un articolo di Roberto La Pira che leggo su Il Fatto Alimentare e che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, quanto siano inutili le multe con importi irrisori rispetto ai fatturati ottenuti con queste pubblicità ingannevoli. Senza contare la mancanza di rispetto verso i consumatori e sarebbe ora che ci ribellassimo verso questi atteggiamenti con un bel boicottaggio… [...]

  13. [...] Boicottate i furbetti, lasciate vuoti gli aerei della Ryanair e poi vediamo… [...]

  14. [...] che continua imperterrita con pubblicità che ingannano i consumatori (e questo dovrebbe far riflettere ed agire ognuno di noi), resta il fatto che se prosegue su questo cammino, significa che censure e sanzioni non sono di [...]

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