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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Gelato artigianale a rischio estinzione; come siamo arrivati a questo punto?

La riflessione che segue è nata dopo la lettura delle considerazioni di Roberto Lobrano, presidente dell’associazione culturale Gelatieri per il Gelato, lette su Il Fatto Alimentare. 

Ed una riflessione in merito è quasi obbligata dopo aver letto che:

” Qualcuno dice che solo il 3% dei gelatieri presenti sul mercato sono davvero in grado di fare il gelato in autonomia, senza l’ausilio dei prodotti pronti o delle “basi ad alta grammatura” e le paste aromatizzanti commerciali.

Se ciò fosse vero sarebbe tragico e significherebbe che su 37.000 gelaterie solo un migliaio offrono un gelato diverso da quello standardizzato dall’industria.   

Poco meno di un anno fa nelle vicinanze dell’ufficio dove lavoro (periferia est Milano) ha aperto una gelateria artigianale*, attività che mancava da anni.

(*) Per quanto riguarda l’artigianalità della lavorazione, mi fido di quanto dichiarato dai vari cartelli esposti che elencavano ingredienti e modalità di preparazione.

In luglio, viste le temperature africane, ho fatto qualche incursione con l’obiettivo di assaggiare i diversi gusti e, senza essere un esperto, sono rimasto soddisfatto.

Pochi gusti, alcuni classici, altri reinventati, ma così come nei ristoranti apprezzo il menù corto, anche in questo caso preferisco pensare che siano meglio “pochi ma buoni”, piuttosto che troppi ed “aiutati” dalla chimica.

Se non fosse che il mese scorso è apparso il cartello di Cessata attività. Un’altra serranda che si abbassa… 😦

Le motivazioni ovviamente non le posso sapere. I prezzi erano in linea con quelli che trovo in giro, la qualità sembrava esserci, non so se sia mancata la clientela ovvero se troppi preferiscano la moltitudine di gusti a prezzo medio-basso che trovano al supermercato.

Oppure si sono resi conto troppo tardi che la Qualità costa e troppi oggigiorno guardano al prezzo** piuttosto che alla qualità del prodotto ed alla fine i conti devono tornare.

(**) Non ho soldi da buttare, ma preferisco spendere 3 € per un buon cono piuttosto che 5 per una mediocre vaschetta da 1/2 kg.

D’altro canto ricordo tempo fa il commento di un addetto ai lavori all’articolo  Rincara la tazzina di caffè al bar, si tratta di un aumento giustificato? , commento che peraltro fa il paio con i vari post che ho pubblicato nella categoria Lavoro dove spiego le dinamiche legate ai costi di produzione nel mio settore (non alimentare) e dove scrivevo, quale esempio che “In soldoni, cari consumatori (io incluso), quando si va a comprare una banale pentola e vediamo certi prezzi, non meravigliatevi. “

Che si tratti di gelato, di pentole o di altri prodotti, se non conosci le dinamiche di produzione e commerciali, per il consumatore finale è impossibile capire quanto sia costosa la Qualità, tuttavia visto che sempre più spesso è il prezzo ad essere il parametro per gli acquisti va da sè…

Leggi ad esempio: Granarolo: “Occorre valorizzare anche l’etica del prezzo”. Appunto!

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