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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Parlando di libri con Loredana…

Ieri uno scambio di opinioni con Loredana della quale potete leggere sul Blog le recensioni librose.

Una volta di più un tranquillo scambio di parole che ritengo possa interessare altre Amiche lettrici che al pari di Loredana pubblicano sul Blog ovvero Michela e la misteriosa Confusa.

Ho cominciato io, raccontandole che tempo fa ho fatto una statistica in merito ai giudizi negativi sui gialli letti e, spiace dirlo, la maggior parte erano autori italiani.

Resta il fatto che ho autori italiani che giudico decisamente validi, ma ce ne sono altri che obiettivamente si fa fatica a capire come siano arrivati in stampa.

Loredana: Come d’altronde anche in tutti gli altri generi letterari. Per me Simenon in assoluto il maggior esponente del genere giallo (non thriller, dove lo scettro va sicuramente a Stephen King): grande narrativa unita al “taglio” dell’indagine poliziesca.

Se esiste sulla terra la perfezione (stilistica) in questo genere letterario, il nome che le si può attribuire è solo uno: Simenon👑. Sugli italiani, al di là di Camilleri, godibilissimo per altri motivi, non ho esperienze di lettura, pur avendo sentito nominare positivamente Manzini e qualcun altro di questa “scuola”…

Manzini non scrive male, ne ho letti parecchi, ma ultimamente Schiavone mi ha stufato, perchè in realtà sono stufo di personaggi tutti uguali a loro stessi, se donne sempre forti e determinate nel lavoro e poi sottomesse a uomini prepotenti e privi di empatia.

Se uomini invece, quando va bene incapaci di gestire i rapporti sentimentali sino ad essere dei traditori seriali, bevono e fumano sempre troppo e sempre più spesso gente come Schiavone con un acume investigativo degno di nota che però si abbina a scarsa rettitudine morale, con disprezzo della legge, disonestà, ed inclini alla violenza ed alla corruzione.

Vero che bisogna rappresentare anche la società reale, ma leggendo molti gialli italiani è difficile notare la differenza tra i criminali e le Fdo; qualche mela marcia ci sta, ma io vorrei anche autori capaci di diffondere un pensiero di legalità di Bene comune, attraverso i loro personaggi.

Diciamoci la verità, Montalbano mi piace però non sopporto quando fuma in ufficio e butta i mozziconi dalla finestra, sono dettagli, ma tanti dettagli messi insieme fanno lo schifo che ci circonda.

Loredana: Bella analisi sociogica la tua👏👏👏! Sì i personaggi dei libri e la narrativa in genere, rispecchiano il tempo in cui viviamo, con le sue aberrazioni ed i suoi ruoli fissi, in una sorta di moderna commedia dell’arte.

Non ho mai letto nulla di questo Manzini peraltro molto osannato anche da diverse mie colleghe, ma mi è bastato vedere in tv un piccolo spezzone della serie Schiavone per cambiare programma nel giro di pochi minuti.

Personaggio insopportabile nella sua spocchia che credo appartenga proprio all’attore che lo impersona, Marco Giallini che non amo particolarmente. E poi si sa, questi autori “seriali” tendono a replicare all’infinito ed alla nausea i cliché che caratterizzano la loro “letteratura”.

È accaduto anche con Montalbano e la sua squadra di personaggii che ho adorato finché ho detto basta, davvero annoiata dalla ripetitività dei loro gesti (Catarella a cui immancabilmente sfugge di mano la porta, Fazio fissato coi pizzini su cui ricostruisce l”albero genealogico dei sospettati, Montalbano stesso con questa eterna, odiosa fidanzata genovese che non sposerà mai…ecc).

Purtroppo nessun autore vi si sottrae e per questo, esaurito Camilleri, di cui ho sempre apprezzato maggiormente i romanzi storici, sono passata, ma solo nei momenti di relax a Stephen King che, sull’onda della più assoluta imprevedibilità, di certo regala maggiori soddisfazioni,…

E fuori da questa italietta nauseante persino nei gialli, sembra quasi di respirare un po’ meglio!

Qualche esempio del mio sentire, tratto dalle opinioni personali scritte su alcuni gialli italiani, dove molto spesso la qualità del libro non è in discussione, ma l’impostazione data ai personaggi ha stufato:

Cominciamo con il vicequestore Schiavone…

I suoi amici sono simpatici?

Si certo, sono amiconi, fra di loro, ma è gente che ruba, taglieggia, picchia ed uccide, se serve…

Schiavone è simpatico?

Si è un cazzaro, con atteggiamenti da guascone, ed anche battute fulminanti come solo un romano riesce a fare, ma resta corrotto e corruttore, manesco ed intimidatorio.

Il lettore che vede Schiavone come un simpaticone, al pari dei suoi amici (criminali), dovrebbe però farsi una domanda: perchè la moglie Marina si è allontanata da casa? Che cosa ha scoperto da turbarla così tanto?

Ha scoperto movimenti bancari non giustificati dagli stipendi e non solo. E la risposta alle sue domande ha scoperchiato un pentolone colmo di illegalità. Se tutto è giustificabile con un pò di simpatia, fatemi scendere, che questo non è il mio mondo. (Rif. 7-7-2007)

Restando in argomento, raccontavo tempo fa di un medico e dei suoi amici definiti Imprenditori ladri; un paio di volte mi ha detto che glielo dice in faccia che sono dei ladri, tuttavia li frequenta da decenni, a quanto pare senza problemi etici o morali. Io no, non potrei.

Schiavone è quello che è ovvero irritante oltre misura, soprattutto per l’atteggiamento verso i suoi sottoposti o, perlomeno, quelli che non ha preso sotto la sua ala, il che è anche peggio; le canne fumate quotidianamente, tra l’altro in ufficio, mi danno fastidio, ma è la mano lunga quando c’è odore di soldi facili che è fonte di rabbia allo stato puro, tanto più quando il complice è uno dei suoi agenti. (Rif. Non è stagione)

Passiamo ora al Giudice Petri di Simoni:

Coerentemente a quanto affermato un paio di libri fa, non acquisto più i libri di Simoni in quanto mi sembra che l’autore, ovvero i suoi personaggi, siano arrivati ad un punto morto. con l’aggravante di alcune situazioni che mi danno realmente fastidio.

Il tabagismo esasperato della maggior parte dei personaggi di Simoni (da Petri alla Bruni sino all’altro personaggio Lucchesi) aveva toccato il limite nel libro precedente con un’ispettrice ammalata di tumore ai polmoni che fumava a più non posso ed anche stavolta ecco che Petri, reduce da un leggero ictus, fa il furbo, sfuggendo alle prescrizioni dei medici ed al controllo della moglie, comprando sigarette di nascosto, neanche fosse un’adolescente.

Fermo restando che i personaggi devono rispecchiare la natura umana e quindi le imperfezioni caratteriali che ognuno di noi ha, è altresì vero che mi aspetto sempre che gli autori ogni tanto facciano come la Pubblicità Progresso, seminando un pò di educazione o, perlomeno, di critica verso certi comportamenti.

Ma probabilmente sbaglio, a meno che i personaggi siano l’alter ego dell’autore, ed allora i giochi sono fatti.

Fastidioso anche il fatto che la maggior parte delle figure femminili siano descritte come ammiccanti, seducenti, maggiorate e quant’altro.

Atteggiamento questo che porta poi a situazioni poco credibili, tipo la trentenne in vestaglia che apre la porta di mattina ad un estraneo e lo invita in casa a bersi un caffè… (Rif. La scomparsa di De Paoli)

Il commissario Lucchesi, sempre di Simoni

Notevole anche la contraddizione del Commissario Lucchesi che prima fuma nell’appartemento dove è stato rivenuto il cadavere, per poi lanciare il mozzicone dalla finestra, comportamento doppiamente incivile, sia perchè gettare i rifiuti dalla finestra non è cosa, sia perchè il mozzicone nello specifico può colpire qualcuno.

Dopo una pagina ecco che Lucchesi arriva davanti alla Questura e si arrabbia per la presenza di moltissimi mozziconi sul marciapiede. Nello specifico scopriamo che trattasi di un comportamento obbligato dalla mancanza di cestini davanti all’edificio, per ragioni di sicurezza.

Ci si dimentica di dire che la mancanza di un cestino non ti autorizza a gettare rifiuti per terra; così come io mi tengo in tasca la carta, il fumatore potrebbe (utopia, lo so) organizzarsi con un portamozziconi tascabili. Perchè esistono, sapete? (Rif. Omicidio senza colpa)

Il Commissario Benussi di De Falco

Benussi non assomiglia a Montalbano, ma piuttosto a parecchi altri commissari che trovo rappresentati nei gialli italiani.

Decisamente antipatico, assenti in famiglia, scortese con i colleghi, sino a sfociare in una sorta di pigrizia intellettuale che lo porta a voler chiudere i casi in fretta, a prescindere dalla verità ovvero dalla giustizia.

Il tutto a discapito dei suoi validi collaboratori, vessati se non insultati da questo omuncolo, grosso solo nella stazza.

E’ da un paio d’anni che ho cambiato approccio verso questi personaggi, creatid a una penna e quindi di fantasia, con i quali peraltro mi trovo alle prese ogni qual volta che prendo in mano il libro in questione.

Ma di persone negative ed irritanti ne incontro già troppe, in tv o sui giornali se non nella vita quotidiana ed allora scelgo.

Scelgo di non ritrovarmeli anche nei libri ed allora così come è successo recentemente i libri di Gianni Simoni, con l’eccessiva stronzaggine del Commissario Lucchesi da una parte e l’incazzosità perenne del Commissario Bruni dall’altra, mi hanno stancato e  così le nostre strade prendono direzioni diverse. (Cit. Nessuno è innocente)

Un giudice…

Unica nota stonata, a parer mio, l’eccessivo consumo di alcolici da parte del giudice;  un comportamento, tipicamente da alcolista, deprecabile fra le mura di casa, ma durante le indagini sul campo lo rende veramente fastidioso.

E chissà se il conto del ristorante di Bellagio, dove ha pranzato (ma soprattutto bevuto) sarà addebitato ai contribuenti…

In genere sono ispettori o commissari ad avere un cattivo rapporto con la bottiglia, in questo caso è il magistrato ad avere un comportamento che lo fa rientrare in un clichè abusato e stancante. (Rif. La regola del lupo)

Il Commissario Montalbano di A. Camilleri

Sicuramente l’Autore vuole restituire al lettore la realtà dei fatti, tuttavia qualche volta mi piacerebbe che le storie di fantasia servissero ad educare il lettore.

Ed ecco, quindi, che nel momento in cui una persona nel’ufficio del commissario fa per accendere la sigaretta, Montalbano gli fa notare che sarebbe vietato ma questa volta farà un’eccezione.

E perchè mai, mi chiedo? Se negli uffici pubblici è vietato fumare,non si fuma. Punto.

Peggio ancora poche righe dopo, quando il fumatore non sa dove gettare il mozzicone ed allora Fazio se lo fa dare e lo butta dalla finestra. (Rif. Una voce di notte)

Resta il fatto che creare personaggi che escano per l’appunto sa schemi ripetitivi, si può fare, come accade nei gialli di Cocco & Magella:

Mi era piaciuto il primo libro di Cocco & Magella e questa seconda indagine conferma la freschezza del personaggio che esce dai clichè in cui molti autori relagano i loro commissari, con gli uomini incapaci di gestire le relazioni personali e saempre con il bicchiere (o la sigaretta) in mano e le rare donne sempre sopra le righe con una vita personale complicata oppure del tutto assente.

In questo caso Il commissario Valenti ha in corso una relazione stabile seppur complicata dalla differenza d’età e dalla presenza della figlia pre-adolescente, ma riesce a gestire il tutto con l’affanno tipico di una donna con un lavoro impegnativo e che deve far quadrare il lavoro con gli impegni familiari.

Oppure del Commissario Bertè di Emilio Martini (ovvero delle sorelle Martignoni)

…. è piacevole leggere le indagini di un commissario che, per quanto burbero ed esplosivo, a tratti, non cade nel clichè del solito semi-alcolizzato, incapace di gestire i rapporti con i sottoposti e con le donne.

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