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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Recepita ed approvata la Direttiva UE sui pagamenti. Ed io mi sento “preso per il C…”

Ieri ho letto sul Corriere che:

La Commissione Attività produttive della Camera ha approvato all’unanimità un disegno di legge bipartisan che impone che i pagamenti tra imprese avvengano entro 30 giorni, recependo così la direttiva Ue del 2011.

Come dicevo nel titolo, mi sento preso per il culo (scusate, ma ci vuole) due volte.

Chi mi leggge abitualmente avrà ben presenti i miei post sul mancato rispetto dei pagamenti, dell’assenza totale dello Stato a tutela di chi incappa nei mancati pagamenti e soprattutto della totale inosservanza di qualsiasi direttiva, norma o legge in proposito.

Le Condizioni di vendita che applichiamo (in teoria) in azienda, fanno riferimento al Dlgs. 231/2002 che attua la Direttiva 2000/35/Ce.

Senza dimenticare il decreto legislativo n. 11 del 27.1.2010, che ha attuato in Italia la Direttiva europea sui Servizi di Pagamento (PSD).

Notato gli anni? 2000 e 2002.

E già a fine anni ’90 c’era la cosiddetta Legge sulla Subfornitura che imponeva pagamenti entro 60 giorni solari, fermo restando che la solita clausola “salvo accordo fra le parti” lasciava spazio alle prevaricazioni del più forte che di fatto ti dice: o accetti il pagamento che dico io oppure non ti passo l’ordine.

Sicuramente vero che se tutti noi facessimo un muro compatto verso clausole vessatorie & prepotenze varie, saremmo a posto, ma quello che canta fuori dal coro c’è sempre ed anche i più irriducibili talvolta devono cedere.

Sono parecchi i clienti con i quali abbiamo interrotto i rapporti perchè volevano pagare a 120 giorni, fine mese, il che significa che imponendo la consegna nei primissimi giorni del mese, il pagamento reale arriva in teoria a 150 giorni ovvero 5 mesi!

Se non fosse che poi i pagamenti sono a rimessa diretta ed allora tutto è teoria, perchè ti pagano quando vogliono loro.

Ci sono però aziende che pagano a 180 giorni. 6 mesi! Se non fosse che tu i dipendenti li paghi tutti i mesi, paghi l’Iva (e tasse) anche su fatture che non hai incassato, paghi affitti, materiali e via dicendo…

Ma non voglio annoiare i vecchi lettori. Gli altri possono andare a leggere i post cliccando i link disseminati in questo post e capire come gira veramente il mercato del lavoro in Italia, senza dimenticare che i problemi non sono solo nostri, ma si scaricano sui dipendenti di aziende sane che si trovano in crisi per mancanza di liquidità e sull’aumento del costo del lavoro che incide sul prezzo finale per il consumatore.

Dico in Italia, perchè con l’estero (Spagna esclusa per quel che mi riguarda) si lavora meglio. Gli austriaci mi pagano a 30 gioni data fattura, con francesi e  tedeschi si lavora a 60 giorni d.f. (e talvolta, bontà loro, anticipano addirittura) sino ad arrivare al tedesco che paga a 7 giorni.

Il problema non è quindi la Direttiva in sè, ma il fatto che da noi vale meno di una moneta da 3 €

Una chicca aggiuntiva che ho tenuto per ultima, perchè come azienda non mi interessa, dato che non lavoro per lo Stato, ma che contribuisce a farmi girare le balle come cittadino:

Da questo vincolo sono escluse le aziende che hanno crediti verso la Pubblica Amministrazione.

15 commenti su “Recepita ed approvata la Direttiva UE sui pagamenti. Ed io mi sento “preso per il C…”

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