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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Occhi bassi (sullo smartphone) e via andare

pensieri parole

Mentre rientravo a casa ieri, ho sentito che alla radio parlavano di questo articolo del Corriere:

È l’ennesima metamorfosi socio-collettiva nell’era degli smartphone: guardarsi negli occhi è diventata un’arte in via di estinzione.

A lanciare l’allarme è il Wall Street Journal secondo cui il tempo passato da una persona adulta a guardare dritto negli occhi dell’interlocutore è sceso al 30-60 per cento, mentre l’ideale per creare un senso di connessione emotiva dovrebbe essere dal 60 al 70 per cento.”

La cosa non mi stupisce, anche se l’altro giorno salendo in metrò dopo parecchi mesi, mi sono reso conto che oltre la metà dei passeggeri era impegnata a smanettare sullo smartphone.

Occhi bassi e via andare.

Per una persona che aveva un parente all’ospedale (privacy zero in metrò, che ti aspetti?) gli altri scrivevano o navigavano sul web.

Questa facilità di connessione può essere utile, tuttavia e può sembrare una contraddizione che lo dica io che ho un Blog e scrivo molto sul web, a fine aprile me ne sono andato per 3 giorni, “disconnesso” per scelta.

Molti, troppi, non riescono più a farlo.

E così facendo perdono di vista il contatto umano, lo sguardo con un altro passeggero, magari la battuta con quello/a che vedi ogni giorno. Anni fa sul tram nascevano amicizie, talvolta amori.

Stiamo perdendo di vista le Persone intorno a noi, ma la vita virtuale, resta virtuale ed apre solo la porta della solitudine.

Fonte: unavignettadipv.it

Fonte: unavignettadipv.it

D’altro canto, come dicevo tempo fa, anche Facebook non migliora la comunicazione, anzi altera i meccanismi abituali, rendendo facile cancellare una persona con un click.

Una volta esistevano i malintesi, ai quali seguiva un chiarimento così come una litigata.

Forse si recuperava un rapporto e forse no, ma oggigiorno troppe persone agiscono in maniera superficiale con la vita altrui e trovo che la spersonalizzazione dei rapporti umani sia deleteria per la società.

Le persone sono, per l’appunto, Persone, non risorse, non un contatto su Facebook oppure un indirizzo mail in rubrica. Meritano attenzione e rispetto, non un click su Cancella e via andare.

Nota a margine: mentre sei in fila al semaforo, basta guardarsi intorno e la maggior parte degli automobilisti stanno parlando al telefono, scrivono sms o altro.

Il bello è che poi lo fanno anche mentre guidano, come quella “sciura milanese con Audi Q3” vista ieri che sbanda a destra, sbanda a sinistra, solo per 5 centimetri non si è impastata contro il marciapiede.

Chissà se avesse avuto a fianco un ciclista….

occhi bassi

Tratto da quanto scritto da Fiamma Satta nella sua rubrica su Vanity Fair:

Dalle corsie riservate in Cina alle nuove leggi in America, soluzioni cercansi per proteggere pedoni ed automobilisti dagli incidenti per distrazione da telefonico. Il vero problema, però, è la concentrazione.

Noi dovremmo preoccuparci dell’aumento dei bambini travolti sulla strada mentre camminano trafficando con il loro smartphone.

Del resto, nemmeno i genitori potrebbero badar loro perchè a loro volta impegnati a scrivere testi di mail e sms, o a fare giochini. Tali occupazioni diventano ancor più abominevoli quando si guida.

Per arginare questa mortale abitudine, in New Mexico (Usa) una nuova legge proibisce di mandare sms al volante e si sta approvando un’App che disattivi le funzioni di scrittura ai guidatori.

In Cina invece sperimentano corsie dedicate per chi cammina con e senza telefono.

(nota di Paoblog: in realtà la corsia cinese era una trovata decorativa satirica realizzata all’interno di un parco divertimenti- vedi qui)

La vera “kryptonite” di quest’umanità “erecta” ma ormai sempre più incurvita su pc e cellulari e implacabilmente disconnessa dalla realtà è, però, la parola “concentrazione”: guai a fare una cosa per volta (per esempio guidare) dedicando massima attenzione, guai ad applicarsi a studio, lavoro e amore, senza distrarsi, e guai soprattutto ad essere un buon esempio per i giovani. Salvo poi lamentarsi delle loro fragilità.

unavignettadipv.it

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12 commenti su “Occhi bassi (sullo smartphone) e via andare

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  6. paoblog
    23 novembre 2013

    “Vivere connessi ci cambierà il cervello, è una rivoluzione del reale, una forma di autismo molto ben mascherata da socialità.” (Michele Serra)

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  10. Fedifrago
    5 giugno 2013

    Sarà che smartphone e tablet li uso per lavoro (in auto rigorosamente con vivavoce), ma il mio tempo libero preferisco passarlo fuori dal web. Non ho mai avuto (né voluto) un account FB, ne ho uno in cui entro due volte al mese in un network prossionale, il blog l’ho chiuso e altri li leggo saltuariamente; in sostanza conosco bene il mondo digitale ma ho scelto di non usarlo più per i rapporti personali, che preferisco coltivare usando anche lo sguardo. E vivo benissimo

    • paoblog
      5 giugno 2013

      Appunto…

      come scrissi tempo fa: L’amica Muna si è cancellata dopo essersi resa conto della perdita di tempo che comportava stare dietro a Facebook. Forse ora è rimasta senza amici, contatti, non lavora o vive più? 😉 Certamente no.

      Il mio punto di vista su Facebook è sempre quello; può essere utile, ma non è indispensabile. Così come per il cellulare (vivevamo anche prima…no?) lo stesso vale per i Social Network e tutto quello che ruota attorno al mondo digitale, sul quale mi muovo molto, ma sempre senza sentirmi in obbligo.

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