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Il negoziato Usa-Ue e la sicurezza alimentare non vanno a braccetto…

In questi giorni sto leggendo su Altroconsumo di gennaio un approfondito articolo sul Ttip ovvero il patto economico che da 18 mesi è in fase di trattativa fra UE ed Usa.

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Il Ttip vuole eliminare “gli inutili ostacoli normativi negli scambi commerciali” ovvero arrivare a standard legislativi e normativi identici che al momento impediscono molti prodotti Usa di essere venditi nella Ue e viceversa.

Letto così potrebbe sembrare un buon accordo, se non fosse che le differenza legislative in ambito alimentare (e non solo) sono molte e noi consumatori europei avremmo solo da perdere se passasse la linea degli Usa.

L’articolo è lungo e destinato ai soli soci, ragion per cui sintetizzo alcuni punti posti in evidenza, al fine di capire il problema, tanto più considerando che, come spiega Altroconsumo:

le linee guida delle trattative sono state rese pubbliche solo dopo mesi di pressione dell’opinione pubblica e dopo una sentenza della Corte Europea che richiamava ad una maggiore trasparenza.

Non so voi, ma a me delle trattative segrete per aspetti che riguardano anche al sicurezza alimentare pubblica, mi danno da pensare…

In Europa, a seguito dello scandalo della mucca pazza, sono state adottate leggi rigide che prevedono, in caso di rischio alimentare elevato, l’intervento cautelativo delle autorità, in attesa che siano fatti gli accertamenti scientifici.

Negli Usa il principio adottato è opposto a quello europeo ovvero alimenti e procedure sono ritenute sicure sino a prova contraria.

In Europa la sicurezza alimentare parte dai campi sino ad arrivare alla tavola, seguendo il prodotto lungo l’intera filiera, inclusa la rintracciabilità dei prodotti.

Negli Usa invece viene verificata solo la sicurezza del prodotto finale, tralasciando quello che succede lungo il percorso ed infatti sono molto diffusi i trattamenti di decontaminazione delle carni.

Negli Usa per eliminare i batteri si lavano le carcasse di pollo con prodotti chimici, come la clorina.

(A questo proposito leggi: Fermiamo il pollo al cloro)

In Europa i prodotti regolamentati (ad esempio gli Ogm) sono autorizzati solo dopo i controlli delle autorità.

Negli Usa la autorità si fidano dell’autocertificazione delle aziende presso la FDA che, peraltro, non ha l’obbligo di rivedere la loro valutazione.

In Europa è vietato somministrare ormoni al bestiame, perchè mancano studi sulla sicurezza.

Negli Usa è ammesso l’uso di queste sostanze che riducono i tempi di allevamento, aumentando di conseguenza di profitti.

In Europa i limiti per l’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti sono restrittivi e possono essere utilizzati solo per curare l’animale.

Negli Usa gli antibiotici possono essere usati in dosi maggiori, anche per far crescere di più gli animali.

(Leggi anche questi articoli correlati)

In Europa non è permessa la vendita di carne o latte di animali clonati, non essendo stata provata la loro sicurezza alimentare.

Fonte: Altroconsumo

Fonte: Altroconsumo

Negli Usa la vendita è permessa, per i discendenti, senza nessuna informazione in tal senso sull’etichetta.

In Europa i prodotti che contengono più dello o.9% di Ogm, devono dichiararlo in etichetta.

Negli Usa questa indicazione non è obbligatoria.

(Per quanto riguarda gli Ogm, io sono il linea con il pensiero espresso tempo fa da Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente della Valsoia.)

In Italia abbiamo 250 prodotti Dop ed Igp con leggi che li tutelano.

Negli Usa le Denominazioni di origine non sono importanti ed infatti ecco cosa potrebbe arrivare sulle nostre tavole…

Fonte: Altroconsumo

Fonte: Altroconsumo

Completo il discorso con una sintesi di quanto letto in questo articolo pubblicato su Rinnovabili.it:

Se si approva il Ttipl’accordo di libero scambio fra USA e Ue potrebbe sgretolare le barriere ai pesticidi nocivi in vigore nel Vecchio continente.

Le proposte avanzate dalla CropLife America e dall’European Crop Protection Association (ECPA), puntano ad ammorbidire gli standard più severi in materia di anticrittogamici in vigore nell’Ue e nei singoli Stati americani.

Le pressioni dell’industria hanno un unico obiettivo: allentare i regolamenti e le norme che tutelano salute e ambiente.

Le associazioni di categoria che rappresentano i principali produttori di sostanze chimiche per l’agricoltura chiedono a gran voce che la politica elimini o riduca gli ostacoli al commercio, promuovendo una cooperazione normativa in linea con gli obiettivi del Ttip.

I gruppi raccomandano l’adozione del sistema statunitense di valutazione del rischio chimico che, secondo l’analisi di Ciel, permette l’utilizzo di almeno 82 pesticidi attualmente vietati nell’Ue. Tra questi ce ne sono alcuni riconosciuti come cancerogeni e interferenti endocrini.

(Abbiamo già i nostri problemi con pesticidi vietati dagli anni ’80, a testimonianza di quanto siano persistenti.

Vogliamo complicarci la vita aggiungendo 82 pesticidi già vietati? Leggi, a questo proposito, questo post: Ispra: nelle acque italiane un cocktail chimico di pesticidi

Integro con un post scritto successivamente: Chi l’avrebbe detto? I produttori di formaggi USA contro Igp & Dop

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Un articolo del 28 gennaio 2015: TTIP: vacillano i negoziati sul Trattato commerciale di libero scambio tra USA e UE. Poche le informazioni. Petizione supera 1,3 milioni di firme

Un articolo del 05 febbraio 2015: È scontro sul trattato di libero scambio fra Unione europea e Stati Uniti. Da Bruxelles le reti internazionali dicono no al Ttip

 Un articolo del 03 marzo 2015: TTIP: intervista esclusiva a Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale UE sui negoziati per il libero commercio tra USA ed Europa

Un articolo del 13 marzo 2015: TTIP: a rischio la sicurezza alimentare dei cittadini europei. Intervista a Alberto Mantovani tossicologo dell’ISS su ormoni, pesticidi e controlli di filiera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 commenti su “Il negoziato Usa-Ue e la sicurezza alimentare non vanno a braccetto…

  1. Paolo Porsia
    12 gennaio 2015

    L’ha ribloggato su Commentaria.

  2. IlPrincipeBrutto
    12 gennaio 2015

    Come se non bastasse, nella sua forma attuale il TTIP consente alle aziende di fare causa agli stati per qualsiasi legge che viene percepita’ come limitante delle attivita’ delle aziende stesse (cfr, per esempio: http://www.debatingeurope.eu/2014/11/27/support-ttip-companies-sue-governments/#.VLOrw4dZ20Y).
    .
    Inoltre, eventuali dispute verrebbero risolte da organismi privati di arbitrato Il trattato li chiama neutrali, senza dare pero’ alcuna indicazione sul come questa neutralita’ sarebbe raggiunta, ne’ su come, e da chi, verrebbero finanziati questi organismi.
    .
    Mi pare che la pericolosita’ di certe proposte dovrebbe essere chiara a tutti, a parte certi membri della commissione europea.
    .
    sicuri si diventa, Ride Safe.

I commenti sono chiusi.

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