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Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. (J. Lennon)

Cortocircuito lavorativo: i costi aumentano, per cui voglio lo sconto…

Qualche giorno fa un cliente ultraventennale mi ha inviato un’email che sembra una presa in giro.

Mi scrive che: “Sappiamo bene quanto Voi delle difficoltà su materiali e costi energetici” e poi aggiunge: ” abbiamo l’obiettivo di una riduzione dei costi maggiore o uguale al 5%”.

Allora, mi dici che sai che tutto aumenta e poi chiedi una riduzione dei prezzi?

Vero che è lo stesso cliente che alcuni anni fa fece una richiesta a dir poco improbabile, che aveva dato lo spunto per questo post: Listino bloccato per 12 mesi, sconto 10%, varie ed eventuali. E poi? Ti lavo anche la macchina? tuttavia mi sembra che una volta di più si sia perso il senso della misura, tanto più che a fronte di un quantitativo di circa 15.000 pezzi prodotti in 8 mesi, mi chiede il prezzo scontato per un lotto di soli 1000 o 3000 pezzi.

Continuo a spiegargli, da anni, che l’unica via per risparmiare è saltare la trafileria, più cara, e comprare direttamente in acciaieria, il che comporta prezzi più bassi, ma tempi lunghi e quantitativi minimi di 1000 kg., trattandosi di materiale da produrre appositamente, il che equivale ad un lotto di 4500 pezzi.

Ma se ordini 15.000 o più pezzi in un anno, a lotti di 1000/2000 pezzi alla volta, non pensi di poter prendere un minimo di rischio d’impresa anche tu e mettere a programma una produzione di 4500 pezzi?

Certo, c’è l’incognita di dover ordinare a prezzo aperto, visto che il prezzo viene definito dall’acciaieria al momento della consegna, ma si tratta del famoso rischio d’impresa che però è sempre quello che si deve sobbarcare il fornitore, che il cliente vuol sempre cadere in piedi.

Va da sè che nell’email c’era una velata minaccia ovvero quel riferimento al volume d’affari del 2022, come a dire che se non lo accontento….

Ma anche in questo caso, che uno sia un fornitore come un consumatore finale, la regola è sempre quella:

Il rispetto dei nostri diritti è vincolante (post scritto nel 2010 e dopo 12 anni siamo sempre a quel punto)

Mi scrive poi che: “come ormai sapete i competitors sono a livello mondiale ed è con loro che ci dobbiamo confrontare.”

Ma si dimentica di dire che in altre nazioni le aziende non hanno uno Stato canaglia come il nostro che rema contro le aziende, tanto più se piccole, anche se sono queste ultime a tenere in piedi il comparto industriale.

Leggi ad esempio: Un cliente fallisce, non paga quello che mi deve e lo Stato ci aggiunge del suo

Va da sè che come gli ho scritto nell’email di risposta: Ci farebbe piacere mantenere il volume d’affari del 2022, tuttavia vendere sottocosto è una cosa che possono fare solo i supermercati.

E quindi, anche accantonando il maggior costo dell’energia, se pago il materiale 100 posso venderlo a 95? No, non posso e fa testo quato scritto a suo tempo nel post: Non accetto aumenti di prezzo. Ragazzi, che stress lavorare su queste basi…

Piacerebbe anche a me andare all’Esselunga e dire alla cassiera: “non posso accettare aumenti”, ma purtroppo devo adeguarmi ai prezzi di mercato, a meno di andare da chi vende a prezzi inferiori, ma a questo punto cade a fagiolo quanto detto da un economista tempo fa:

“La legge dell’equo negli scambi non consente di pagare poco e di ricevere molto, sarebbe assurdo. Se si tratta col più basso offerente è quindi prudente aggiungere qualcosa per il rischio, così facendo si può prendere qualcosa di meglio poi.”

A suo tempo avevo fatto notare al cliente che il prezzo della produzione è quello che è, il prezzo del materiale è imposto dal fornitore e che quindi l’unica via per diminuire un poco il prezzo di vendita era di non sgrassare i pezzi, operazione che comporta tempo e quindi denaro al che mi ha risposto: “eh, ma poi devo sgrassarli io”

Appunto! E perchè non lo vuoi fare? Perchè ti costa? Ma costa anche me, mica sono qua a lavorare per sport!

Ed alla fine dei giochi, quanto detto vale anche per il consumatore, che non sa (o finge di non capire) le dinamiche del mercato e si lamenta più per il caffè ad € 1,50 che per la verde a 2 €/litro.

Leggi: Il caffè aumenta? Se anche fosse, da qualche parte devi rientrare con i maggiori costi…

Io resto dell’idea che siamo tutti clienti e fornitori nello stesso tempo e quindi uno che lavora con professionalità sa bene cosa può chiedere alla controparte e cosa no.

Ma il buonsenso si è perso per strada da tempo…

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